Papa Francesco: Persone migranti

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“Un altro passo sulla strada del dialogo e dell’incontro con i fratelli e le sorelle musulmani, per essere – come diceva il motto del Viaggio – ‘Servitore di speranza’ nel mondo di oggi”. Così il Papa ha definito il suo recente viaggio in Marocco, sulle orme di due santi: san Francesco d’Assisi e San Giovanni Paolo II. Lo ha spiegato il Papa ai circa 12.500 fedeli, presenti ieri in piazza San Pietro, ripercorrendone le tappe. “Qualcuno può domandarsi”, la prima domanda a braccio di Francesco: “Ma perché il Papa va dai musulmani e non solamente dai cattolici? Perché ci sono tante religioni, e come mai ci sono tante religioni?”.

“Con i musulmani siamo discendenti dello stesso Padre, Abramo”, la risposta. “Perché Dio permette che ci siano tante religioni?”, il secondo interrogativo. “Dio ha voluto permettere questo”, ha spiegato Francesco sempre a braccio, ricordando che “i teologi della Scolastica facevano riferimento alla voluntas permissiva di Dio. Egli ha voluto permettere questa realtà: ci sono tante religioni; alcune nascono dalla cultura, ma sempre guardano il cielo, guardano Dio. Ma quello che Dio vuole è la fraternità tra noi e in modo speciale – qui sta il motivo di questo viaggio – con i nostri fratelli figli di Abramo come noi, i musulmani”.

“Non dobbiamo spaventarci della differenza”, l’invito del Papa: “Dobbiamo spaventarci se noi non operiamo nella fraternità, per camminare insieme nella vita”. Rientra in questa prospettiva, per Francesco, anche l’appello per Gerusalemme sottoscritto a quattro mani con re Mohammad VI, affinché la Città santa “sia preservata come patrimonio dell’umanità e luogo di incontro pacifico, specialmente per i fedeli delle tre religioni monoteiste”. Poi la visita all’Istituto per la formazione degli Imam, dei predicatori e delle predicatrici, che “promuove un Islam rispettoso delle altre religioni e rifiuta la violenza e l’integralismo” e “sottolinea che noi siamo tutti fratelli e dobbiamo lavorare per la fratellanza”.

“A me non piace dire migranti; a me piace più dire persone migranti”. Lo rivela, ancora a braccio, il Papa, a proposito dell’impegno della Chiesa marocchina in questo campo. “Sapete perché?”, spiega Francesco alla piazza: “Perché migrante è un aggettivo, mentre il termine persona è un sostantivo. Noi siamo caduti nella cultura dell’aggettivo: usiamo tanti aggettivi e dimentichiamo tante volte i sostantivi, cioè la sostanza. L’aggettivo va sempre legato a un sostantivo, a una persona; quindi una persona migrante. Così c’è rispetto e non si cade in questa cultura dell’aggettivo che è troppo liquida, troppo gassosa”. Proprio a Marrakech, nel dicembre scorso, è stato ratificato il ‘Patto mondiale per una migrazione sicura, ordinata e regolare’”, ricorda Francesco, definendolo “un passo importante verso l’assunzione di responsabilità della comunità internazionale”.

“Accogliere i migranti, proteggere i migranti, promuovere i migranti e integrare i migranti”, la linea della Santa Sede: “Non si tratta di calare dall’alto programmi assistenziali, ma di fare insieme un cammino attraverso queste quattro azioni, per costruire città e Paesi che, pur conservando le rispettive identità culturali e religiose, siano aperti alle differenze e sappiano valorizzarle nel segno della fratellanza umana”. La giornata di domenica, ha concluso il Papa, è stata dedicata alla comunità cristiana, prima con la visita al Centro rurale di servizi sociali, gestito dalle suore Figlie della Carità – “le stesse che fanno il dispensario, l’ambulatorio dei bambini qui a Santa Marta” – e poi con la messa allo stadio, dove “migliaia di persone di circa 60 nazionalità diverse” hanno dimostrato che “solo coloro che si sentono fratelli possono essere nel mondo servitori di speranza”.

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