Brexit: proroga fino al 22 maggio

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Gianni Borsa

Il documento conclusivo sul Brexit arriva quasi a mezzanotte. Ma i giochi erano fatti dal tardo pomeriggio. Il Consiglio europeo, riunito a Bruxelles giovedì 21 marzo per decidere su tempi e modi del recesso del Regno Unito, ha stabilito che accorderà al massimo una proroga fino al 22 maggio (rispetto al 30 giugno chiesto dal governo di Londra), ovvero al giorno precedente l’avvio delle operazioni elettorali per il rinnovo dell’Europarlamento. Ma si tratta di una proroga sotto condizione: infatti per ottenerla, la Camera dei Comuni dovrà votare, entro la prossima settimana, l’accordo di recesso definito dal governo May con l’Ue lo scorso novembre.

E se ciò non accadesse? I Ventisette – più che mai uniti di fronte a un Regno Disunito – stabiliscono che in tal caso il governo britannico entro il 12 aprile dovrà indicare come si comporterà alle elezioni del 23-26 maggio: prendervi parte – e dunque rimanere nell’Ue, rimangiandosi il Brexit – oppure lasciare l’Ue, con o senza accordo (no deal).

Perché non ci siano equivoci, le “Conclusioni” del vertice ribadiscono che l’accordo di novembre non può essere rinegoziato.

Nel frattempo l’Ue si terrà pronta a “ogni scenario”: che il Regno Unito esca dalla casa comune con un “recesso ordinato” il 22 maggio, che vi rimanga, o che vi sia un divorzio senza accordo.
Qualche ora di discussione, un rimando della conferenza stampa prevista prima di cena, poi, a conclusione di giornata, il Consiglio europeo liquida la questione Brexit con mezza paginetta. La palla torna nel campo degli inglesi. Theresa May ha davanti alcuni giorni per ricompattare le fila dei conservatori e imbonire i laburisti. Fra i Ventisette non emergono crepe sostanziali: “rispetto per la libera scelta dei cittadini inglesi, ma l’Europa va avanti”, è il messaggio che giunge ai nazionalisti d’oltre Manica. E ad eventuali altri nazionalisti sul continente che volessero portare il proprio Paese fuori dall’Unione.

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