Sorelle Clarisse: “ Dio non stacca mai gli occhi da noi e dalla nostra storia, ascolta il nostro grido”

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DIOCESI – Lectio delle Sorelle Clarisse del monastero Santa Speranza in San Benedetto del Tronto.

Quante volte ci convinciamo che il peccato da noi commesso scateni automaticamente la punizione di Dio? Quante volte ci domandiamo, vivendo un momento di buio o di sofferenza, “Cosa ho fatto di male per meritare tutto questo?”. Quasi che il nostro Dio sia così vendicativo da essere sempre pronto a punirci ad ogni errore, ad ogni mancanza, ogni volta che non facciamo la sua volontà.

La Parola di questa domenica vuole farci conoscere il vero volto del nostro Dio, il suo vero nome, i suoi tratti, e ciò attraverso la parabola del fico sterile.

Per tre anni, inutilmente, il padrone aspetta i frutti del fico piantato nella sua vigna. Alla decisione di tagliarlo si oppone il vignaiolo. Questi ama quella terra e, con essa, tutto ciò che vi ha piantato ed al quale ha dedicato tempo, energie, passione, fatica! La promessa del vignaiolo è quella di continuare a lavorare attorno al fico per zapparlo e concimarlo affinché possa tornare a portare frutto.

E’ Gesù il vignaiolo, che mai si stanca di accompagnarci, custodirci con la sua Parola e la sua Presenza. Un Dio che è attento all’uomo, a ciò che vive, a ciò che prova.

Lo leggiamo nella prima lettura, tratta dal libro dell’Esodo. Dio, preoccupato del suo popolo schiavo in Egitto, si rivolge a Mosè con queste parole: «Ho osservato la miseria del mio popolo…ho udito il suo grido…conosco le sue sofferenza. Sono sceso per liberarlo e per farlo salire verso una terra bella e spaziosa…». Dio non stacca mai gli occhi da noi e dalla nostra storia, ascolta il nostro grido, non gli passano inosservati la nostra sofferenza e il nostro disagio. E mai ci condanna, ma continuamente ci fa dono di una Parola e di una Presenza che liberano, sfamano, rinfrancano, aprono ad orizzonti più ampi. E tutto questo nonostante le nostre continue infedeltà, il nostro non fidarci di Lui, il nostro voltargli le spalle, il nostro “sfigurare” il suo vero volto che è un volto di Padre. Questo ce lo conferma lo stesso suo nome che, proprio Dio, rivela all’uomo: «Io sono colui che sono». “Io sarò ciò che sarò!” è la vera traduzione, ed è questo il vero nome di Dio, quel nome che lo definisce come Colui che, ogni giorno, si propone a ciascuno di noi, ogni giorno sempre “nuovo” secondo il grido che eleviamo a Lui. Un Dio che non può essere “solo al presente”, un Dio, cioè, che è consistenza e sostanza della mia vita ma in continuo divenire, mai statico, mai fermo!

Il salmista ci invita a benedire, a dire bene di questo Dio perché non manchiamo mai di sperimentare, attraverso la sua Parola, attraverso le esperienze ed i volti che incontriamo, la sua misericordia, la sua salvezza, la sua protezione, «tutti i suoi benefici».

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