Padre Leopoldo Cristinelli illustra l’icona della Trasfigurazione

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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Si è svolta sabato 16 febbraio presso la chiesa dei Padri Sacramentini l’incontro di presentazione dell’icona della Trasfigurazione di Novgorod, capolavoro dell’arte russa del XII secolo, proposta all’attenzione dei numerosi presenti da padre Leopoldo Cristinelli.

L’incontro si è aperto con un canto scritto e musicato dallo stesso padre Leopoldo. Le prime strofe sono tratte dal Vangelo, mentre le ultime estendono lo sguardo compiaciuto del Padre su ogni battezzato, nella logica di quanto già affermato da San Giovanni Paolo II nella Redemptor hominis:

Ascoltate mio Figlio
l’eletto ascoltate
in lui mi compiaccio
mio figlio ascoltate

In voi mi compiaccio
se mio figlio ascoltate,
l’eletto ascoltate

Padre Leopoldo ha esordito la sua relazione ricordando come è nata la festa e dove si trovano altri straordinari esempi di raffigurazione della Trasfigurazione. Nel secolo IV si costruiscono sul monte Tabor tre cappelle una per Gesù, una per Mosè e una per Elia. Nel XII secolo i crociati edificano una basilica che, però, nel secolo successivo viene distrutta dall’invasione araba. Nel XVII secolo i francescani fanno risorgere la basilica, mentre quella che vediamo oggi risale al 1924. Troviamo riproposto il tema della Trasfigurazione in luoghi importanti come il Monastero di Santa Caterina al Sinai, edificato nel 525 da Giustiniano oppure nel mosaico dell’abside di Sant’Apollinare in Classe.

Il religioso ha poi ricordato che cos’è un’icona per il mondo cristiano. Nel Secondo Concilio Ecumenico di Nicea è stato affermato che l’icona deve risultare dalla perfetta corrispondenza tra Parola di Dio e immagine e che deve essere comprensibile nel contesto ecclesiale, in modo tale da garantire la perfetta trasmissione della Parola e della fede. Ogni icona deve essere Veronica, Miracolosa e Acheropita. Veronica, perché deve rispondere al desiderio di vedere il volto di Cristo, il più bello dei figli dell’uomo (cfr. Sal 45,3) eppure allo stesso tempo l’uomo dei dolori davanti al quale ci si copre il volto (cfr. Is 53,3). Miracolosa, perché bella per gli occhi e tale da suscitare stupore, meraviglia e senso del Mistero. Infine Acheropita, cioè non fatta da mano di uomo, poiché il pittore, mero strumento, si rende conto che sta prestando la sua arte a Dio perché egli possa continuare a rivelarsi.

Proprio per quanto riguarda quest’ultimo punto, padre Cristinelli ha ricordato come il monaco, prima di dipingere, dovesse riflettere per lungo tempo sulla parola di Dio, sulle tradizioni della Chiesa, sulla liturgia. Questo periodo durava due anni, al termine dei quali il monaco iconografo doveva affrontare un esame e realizzare proprio l’icona della Trasfigurazione che avrebbe conservato poi tutta la vita nella sua camera. Tanto per rendersi conto di quanta importanza abbia l’icona nell’Oriente Cristiano, si può pensare che, quando si entra in una casa ortodossa, prima si saluta l’icona e poi i padroni di casa, oppure che persino un ateo mangiapreti come Stalin ha fatto sorvolare Mosca da un aereo con la Madonna di Kazan per proteggere la città dall’invasione tedesca!

Padre Leopoldo ha poi inquadrato l’icona della Trasfigurazione nel suo contesto scritturistico: se nell’Antico Testamento Dio dice al popolo ebraico “Ascolta Israele il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno” (Dt 6,4), nel Nuovo Testamento egli invita ad ascoltare suo Figlio: “Questi è il Figlio mio prediletto nel quale mi sono compiaciuto: Ascoltatelo!” (Mc 9,7). È interessante notare in che momento giunga questa attestazione di Dio Padre: Gesù aveva annunciato la sua morte durante il Giorno dell’Espiazione (uno dei più solenni in Israele) e si è trasfigurato il giorno della Festa delle Capanne. L’invito all’ascolto ci porta al contenuto che Gesù propone: l’amore donato fino all’estrema conseguenza della morte di croce.

Dopo queste necessarie premesse, padre Leopoldo ha illustrato l’icona ricordando che, avvicinandoci a questo oggetto, non è la conoscenza che possiede l’icona, ma è l’icona che parla a noi. Sulla destra Mosè, inclinato per reverenza verso il Signore, ha il volto splendente e gli occhi fissi su Cristo, perché lui ha parlato direttamente con Dio. Nell’Antico Testamento egli conobbe Dio in tre momenti: prima attraverso la luce, poi attraverso l’ombra e infine nel buio di un antro: più ci avviciniamo a Dio più scopriamo quanto egli sia misterioso e inconoscibile, proprio come insegna il Padre della Chiesa Gregorio di Nissa. A sinistra Elia guarda il Signore, oggetto delle sue profezie. Anche lui contemplò il Signore nell’oscurità di una grotta. Mosè ed Elia desiderarono vedere il volto di Dio e ora il loro desiderio viene compiuto vedendo la gloria di Cristo.

Da un punto di vista spaziale notiamo che la montagna sulla quale si trovano Pietro, Giacomo e Giovanni è a forma di triangolo che rappresenta lo sforzo di ascensione dell’uomo verso Dio. Cristo, Mosè ed Elia si trovano in un cerchio, simbolo della perfezione divina. Mentre i primi sono agitati e in movmento, gli altri sono stabili e fissi. Gesù si trasfigurò mentre pregava: è la preghiera e la relazione col Padre che lo fa trasformare. È nella relazione col Padre che lui si illumina. Veste di Cristo è candida come la luce. L’icona della trasfigurazione è l’icona della luce per eccellenza.

L’incontro si è concluso con un fragoroso applauso, segno della gratitudine dei presenti verso padre Cristinelli per averli introdotti nella contemplazione di questa immagine così cara all’Oriente Cristiano.

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