SOS Missionario, Sciopero per il clima, Addari: “E se oggi scendessimo in piazza con i nostri figli?”

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Pubblichiamo la lettera Di Pierluigi Addari, segretario S.O.S. Missionario

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Oggi, venerdi 15 marzo è giorno fissato dalla sedicenne svedese Greta Thunberg per un “climate strike” – uno sciopero per il clima -, una manifestazione planetaria per porre all’attenzione dei governi della terra il grave problema del riscaldamento climatico e chiedere provvedimenti seri per correre ai ripari prima che sia davvero troppo tardi.

Attivista per l’ambiente, la giovane studentessa –  scelta dal Time nella lista delle teenager più influenti al mondo del 2018 –  è divenuta famosa per il suo discorso alla Conferenza sul cambiamento climatico organizzata dalle Nazioni Unite a Katowice, in Polonia lo scorso dicembre, quando ha puntato il dito contro l’indifferenza dei potenti riguardo le disuguaglianze climatiche e sociali nel mondo.

Da allora, giovani e giovanissimi, sempre più numerosi e determinati scendono in piazza in tutto il mondo per manifestare contro le conseguenze del cambiamento climatico e l’assenza di politiche ambientali adeguate. Venerdì saranno in programma 1325 eventi in 98 paesi. Dalla Germania agli Stati Uniti, dall’Italia alla Svezia, Regno Unito, Francia, Spagna Australia Canada, Cina, India, Russia, Argentina, Turchia, Polonia, Messico, Colombia, Cuba, Nigeria, Sudafrica, Bangladesh, Nepal e probabilmente persino la Somalia…. La richiesta è: un cambiamento adesso, prima che sia troppo tardi.

In Italia il ministro dell’Istruzione Bussetti ha negato totalmente l’adesione all’iniziativa: «Si andrà a scuola regolarmente». Ancora una volta questo Ministro ha dimostrato di non saper cogliere opportunità e sollecitazioni che interpellano il mondo scolastico.  Sarebbe significativo se – accanto agli studenti delle Scuole Superiori – anche la scuola primaria e la secondaria di primo grado aderissero all’iniziativa, dedicando un paio d’ore a parlare dei danni del cambiamento climatico, facendo anche ascoltare il discorso della giovane Greta, del quale riportiamo qualche breve passaggio:

Finché non inizierete a concentrarvi su ciò che deve essere fatto piuttosto che su ciò che è ‘politicamente possibile’, non c’è speranza.
Non possiamo risolvere una crisi senza trattarla come una crisi. (…).
E se le soluzioni sono così difficili da trovare all’interno di questo sistema, forse dovremmo cambiare il sistema stesso.
Non siamo venuti qui per implorare i leader mondiali di occuparsene.
Ci avete ignorato in passato e ci ignorerete ancora.
Voi avete finito le scuse, e noi stiamo finendo il tempo.

(http://www.perlapace.it/discorso-greta-ai-leader-mondiali/)

In un Paese in cui la questione ambientale è scomparsa dalle più recenti campagne elettorali, l’unica speranza nella corsa contro il tempo è proprio la voce dei più giovani. Quei giovani che subiranno le conseguenze irreversibili dello stile di vita delle generazioni precedenti.

Ma la sfida ambientale ci riguarda e ci tocca tutti. Papa Francesco lo ha espresso chiaramente nella enciclica “Laudato Si”, evidenziando l’importanza di un’ecologia integrale, in cui la preoccupazione per la natura, l’equità verso i poveri, l’impegno nella società, ma anche la gioia e la pace interiore risultano inseparabili. Lanciando un appello a cambiare il nostro stile di vita per proteggere e preservare la “casa comune”, maltrattata e saccheggiata, il Papa ha sottolineato che la prospettiva ecologica ci mette di fronte alla superficialità con cui spesso affrontiamo i drammi dell’umanità e ci esorta a una conversione che sia, appunto, ecologica e comunitaria. Il Papa mette in guardia dalle gravi conseguenze dell’inquinamento e da quella “cultura dello scarto” che sembra trasformare la terra, “nostra casa, in un immenso deposito di immondizia”.

E se oggi scendessimo in piazza con i nostri figli?

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