Papa Francesco: “Ipocriti quelli che si dicono cattolici e poi sfruttano e umiliano gli operai”

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“Il formale è un’espressione del reale”, ma devono procedere “insieme”, altrimenti si finisce per vivere un’esistenza di “apparenze”, una vita “senza verità” nel “cuore”. Lo ha detto Papa Francesco nell’omelia della Messa celebrata oggi a Santa Marta, come riferisce “Vatican News”.
“Coloro che cercano le apparenze – ha osservato il Pontefice – mai si riconoscono peccatori” e “relativizzano tutto e tornano a diventare giusti. Anche cercano di apparire con faccia da immaginetta, di santino: tutto apparenza. E quando c’è questa differenza tra la realtà e l’apparenza, il Signore usa un aggettivo: ‘Ipocrita’”.
Ogni individuo è tentato dalle ipocrisie e il tempo che ci conduce alla Pasqua può essere occasione per riconoscere le proprie incoerenze, per individuare gli strati di trucco applicati per “nascondere la realtà”. Papa Francesco ha insistito sull’ipocrisia, un tema emerso anche durante il Sinodo dei vescovi dedicato ai giovani, i quali, ha precisato, non sono colpiti da quanti cercano di apparire, ma poi non si comportano di conseguenza, soprattutto quando questa ipocrisia è indossata dai “professionisti della religione”. Il Signore chiede, invece, coerenza.
“Tanti cristiani, anche cattolici, che si dicono cattolici praticanti, come sfruttano la gente! Come sfruttano gli operai! Come li mandano a casa all’inizio dell’estate per riprenderli alla fine, così non hanno diritto alla pensione, non hanno diritto ad andare avanti. E tanti di questi si dicono cattolici: vanno alla Messa la domenica… ma fanno questo. E questo è peccato mortale! Quanti umiliano i loro operai”, ha denunciato il Santo Padre.
In questo tempo di Quaresima, Papa Francesco ha invitato tutti a riscoprire la bellezza della semplicità, della realtà che “deve essere unita all’apparenza”: “Chiedi al Signore la forza e vai umilmente avanti, con quello che puoi. Ma non truccarti l’anima, perché se tu ti trucchi l’anima, il Signore non ti riconoscerà. Chiediamo al Signore la grazia di essere coerenti, di non essere vanitosi, di non apparire più degni di quello che siamo. Chiediamo questa grazia, in questa Quaresima: la coerenza tra il formale e il reale, tra la realtà e le apparenze”.

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