SOS Missionario, “Reddito di cittadinanza: no ad ogni forma di discriminazione”

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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Pubblichiamo la riflessione Di Pierluigi Addari, segretario S.O.S. Missionario

Da oggi 6 marzo, chi ritiene di averne diritto, può presentare domanda all’INPS o presso i CAF per ottenere il cosiddetto “Reddito di cittadinanza, Va comunque ricordato che per rendere operativa la misura mancano ancora 15 decreti attuativi, alcuni dei quali obbligatori.

Il decreto originale che introduceva questa misura ha subito nel passaggio al Senato pesanti modifiche. Tra le variazioni apportate, una ricalca quanto lo scorso autunno aveva disposto la sindaca di Lodi a proposito delle regole per le tariffe scolastiche agevolate. In quel caso, la delibera comunale aveva stabilito che le famiglie extra-comunitarie dovessero presentare, oltre all’ISEE richiesto a tutti i genitori, anche una documentazione aggiuntiva che attestasse la loro condizione di nullatenenti nei diversi Paesi d’origine. Ma il Tribunale di Milano, accertata “la condotta discriminatoria”, aveva ordinato al Comune di Lodi di “modificare il Regolamento in modo da consentire ai cittadini non appartenenti all’Unione Europea di presentare la domanda di accesso a prestazioni sociali agevolate alle stesse condizioni previste per i cittadini italiani “.

Ora quella stessa politica discriminatoria è stata inserita nel testo. L’attuale norma sul reddito di cittadinanza prevede, infatti, che per accedere al sussidio lo straniero extracomunitario, oltre ad avere i requisiti economici documentati dall’ISEE, deve

  • essere in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo,
  • essere residente in Italia da almeno 10 anni,
  • presentare una certificazione relativa a reddito e patrimonio del nucleo familiare rilasciata dallo Stato di provenienza, tradotta in italiano e “legalizzata dall’Autorità consolare italiana”. Saranno esclusi da questo obbligo gli stranieri provenienti da alcuni paesi che saranno indicati con apposito decreto del Ministero del Lavoro, entro tre mesi dall’entrata in vigore della legge.

La scelta è dunque, ancora una volta, quella di escludere il numero più elevato possibile di stranieri per i quali evidentemente non vale l’obiettivo di “eliminazione della povertà” che il Governo dichiara di perseguire.

E che questa sia la “volontà politica” della maggioranza giallo/verde lo dimostrano le dichiarazioni di chi ha voluto fortemente questa norma.

Nei primi giorni di gennaio il ministro 5 Stelle Di Maio dichiarava che la legge sul reddito di cittadinanza «riguarda coloro che sono cittadini italiani». Poi, nell’incertezza che questa posizione non fosse conforme alle norme europee e alla Costituzione, nella bozza che circola sulla misura si prevede che il reddito vada ai cittadini italiani e anche agli stranieri residenti da almeno cinque anni. A questo punto, vista l’opposizione della Lega, Di Maio fa un altro mezzo passo indietro e ammette che la norma cambierà: «La lungo soggiornanza di cinque anni sarà cambiata e il nostro obiettivo è dare il reddito di cittadinanza agli italiani e ai lungo soggiornanti che abbiano dato un grande contributo al nostro Paese».

E la modifica annunciata, infatti, è stata recepita secondo il “modello Lodi”.

 

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