Savaglio (astrofisica): “Nel sistema solare sembra che la vita sia solamente qui”

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Fabio Mandato

“Impegnativo e gratificante”. Così Sandra Savaglio, astrofisica di fama mondiale e docente dell’Università della Calabria, ha definito il suo volume “Tutto l’universo per chi ha poco spazio-tempo” (Mondadori). Savaglio è stata ospite nella redazione di “Parola di Vita”, per un dibattito sulla sua attività di ricerca e sulla sua esperienza di astrofisica.

Qual è lo scopo della sua pubblicazione?
Lo scopo è far comprendere alle persone che hanno interesse di conoscere l’universo di spiegare tutte le scoperte dell’ultimo secolo nel modo più accessibile possibile. Se uno si mette a scrivere formule con un linguaggio tecnico, nessuno le comprende.

Cosa c’è oltre noi, oltre la terra? Possibile che questo grande universo è solo per noi?
Questa è una delle questioni importanti per l’attuale ricerca. Tutti noi ci chiediamo se siamo soli nell’universo. Nel sistema solare sembra che la vita sia solamente qui, può darsi che su Marte ci siano state delle forme molto elementari come ad esempio quelle batteriche. Mentre da altre parti ancora non lo possiamo sapere perché le stelle sono molto lontane, quella più vicina dista 4 anni luce, ovvero 40 trilioni di chilometri.

L’uomo sente che c’è qualcosa oltre.
Cristoforo Colombo ha avuto questa potenza, la spinta della scoperta, di capire, di esplorare cose sconosciute. È una condizione dell’essere umano, che non sappiamo perché ci caratterizza. Mi chiedo: caratterizza solo noi umani? O l’hanno anche gli altri primati? E gli animali? La cosa certa è che questa spinta, per noi, è una necessità. Mi chiedo ancora:

perché vogliamo andare su Marte o sulla Luna? È una sfida. Noi vogliamo rompere le barriere.

Qual è l’essenza dell’universo?
L’essenza dell’universo è un mistero, gli scienziati possono dire solo come sono fatte le cose che si vedono. Quelle che non si vedono, gli scienziati non lo possono dire, almeno in questo momento. Noi, in astrofisica, facciamo un percorso all’indietro per capire la terra e come si è formata, e lo stesso per la luna, il sole e le stelle; andiamo indietro nel tempo per conoscere la storia dell’universo quand’era giovane. Siamo arrivati a scoprire tutto quello che la terra ha vissuto 1 miliardesimo di 1 miliardesimo di secondo dopo il Big Bang. Manca quell’istante iniziale, di 10 alla meno 43 secondi dopo il Big Bang. Pensi che al Cern di Ginevra sono arrivati a 10 alla meno 36 secondi. È sempre pochissimo, ma è decisivo.

Perché è giusto investire sulla ricerca anche solo per recuperare un frammento su Marte?
Ci piace il telefonino? Questo strumento usa tecnologie partendo da cose piccolissime. Eppure quanto ci è utile.

Succede che si faccia ricerca per commissione, ad esempio di una rivista, per la redazione di un articolo, e non per amore della ricerca?
Questo è uno dei più grossi nei della scienza, è come vendere la musica. Faccio una canzone dicendo: piacerà? Compreranno il disco? Invece

la ricerca dovrebbe essere espressione dell’anima.

Eppure siamo vittime del fatto, ad esempio, che scrivere ci dà crediti formativi e ci fa fare carriera.

Quando si passa dalla probabilità alla certezza scientifica in astrofisica?
Quasi mai, io posso solo garantire che domani sorge il sole, e anche dopodomani. A parte questo, avere certezze in astrofisica è davvero difficile. In astrofisica c’è il più o meno, ci sono probabilità, ma per il resto è una ricerca continua.

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