A tu per tu col Prof. Giancarlo Brandimarti: “Credo che il nostro tempo imponga una seria riflessione sull’uomo”

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DIOCESI – Giancarlo Brandimarti, già professore di Storia e Filosofia presso il Liceo Scientifico “Benedetto Rosetti” di San Benedetto e attuale docente di Storia della Chiesa presso la Scuola di Formazione Teologica, è da gennaio il nuovo responsabile dell’Ufficio per la Pastorale Scolastica. Per conoscere meglio lui e il suo ufficio lo abbiamo intervistato

Qual è la mission dell’ufficio di cui è responsabile?
Credo che il tempo che stiamo vivendo, in cui sembra che ogni valore stia cadendo, ogni certezza venga meno proiettandoci in un orizzonte di disorientamento e di sfiducia, imponga una seria riflessione sull’uomo e sulla sua dimensione esistenziale prima ancora che sulle sue esigenze di carattere economico-materiale. Se la questione viene impostata tenendo conto di questa priorità, credo che la scuola abbia un ruolo fondamentale nel tentativo – ritengo obbligato – della costruzione di un uomo nuovo attraverso un’opera educativa di tipo integrale, che coinvolga l’individuo nella totalità della sua persona a livello individuale e nella proiezione dello stesso in una rete relazionale significativa in cui le energie vitali, che rappresentano i talenti che Dio ci ha dati, trovino un impiego a livello di promozione della dignità umana nella valorizzazione di se stessi e di coloro che a cui ci rapportiamo.

Quali sono le prossime iniziative che l’ufficio proporrà?
Stiamo lavorando, Don Gianni ed io, alla costituzione di un gruppo di lavoro di persone che operano nella scuola (docenti di I.R.C. e non) allo scopo di portare alla luce le varie problematiche di carattere educativo che accompagnano gli studenti nel loro percorso scolastico. Sempre più spesso, ad un occhio attento e sensibile nell’osservazione di un patrimonio umano di una ricchezza inestimabile, non sfuggono questioni e problemi che possono ostacolare una crescita sana sotto il profilo del carattere e della personalità influendo anche sull’ acquisizione delle competenze scolastiche. Più volte si è sentito parlare di bullismo e di altri fenomeni eclatanti connessi alla vita scolastica. Io nella mia esperienza di insegnante mi sono più volte imbattuto in problematiche più striscianti e forse meno evidenti che non sono meno gravi e pregiudizievoli di quelle citate: parlo del peso che spesso i ragazzi portano con sé caricandosi di gravami derivanti dalla crisi generale delle famiglie, dell’oppressione psicologica connessa al divario aspettative-risultati scolastici, delle altrettanto connesse sindromi di carattere depressivo che di questi stati emotivi sono spesso il triste corollario: ecco! Credo che su queste problematiche l’equipe che andrà a formarsi debba riflettere per studiare iniziative che possano aiutare gli studenti e le famiglie ad affrontarle, anche facendo ricorso al parere di esperti, sempre nella prospettiva di un corretto e positivo sviluppo della spiritualità, del carattere e della personalità dei nostri giovani.

Lei viene dal mondo della scuola. Qual è secondo lei un requisito che un insegnante deve necessariamente avere?
A suo avviso oggi la scuola deve maggiormente istruire o educare?

Per quanto detto sopra, è evidente che l’insegnante oggi debba avere non solo una competenza specifica relativamente alla propria disciplina, ma anche una disponibilità a comunicare con gli studenti per comprenderne le esigenze formative nel loro complesso, come del resto è espressamente indicato anche dai programmi ministeriali: acquisire le competenze di cittadinanza significa chiaramente che la scuola non deve dare solo conoscenze e abilità, ma che dalla scuola debbono uscire dei buoni cittadini che soprattutto “sappiano essere”, cioè sappiano vivere. Debbono cioè essere capaci di inserirsi in un contesto umano all’insegna del rispetto della dignità umana, della solidarietà, della libertà, perseguendo in definitiva l’ideale della felicità di cui ogni essere umano sente di aver diritto e di aspirare. Si comprende bene come questi valori acquistino un tono ancora più alto se, da cattolici, sappiamo coniugarli con quella che la coscienza ci rivela come una missione che il Signore ci ha affidato per collaborare all’edificazione del suo Regno.

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