Card. Bagnasco (Ccee): “L’Europa divisa sarebbe un dramma, forse la fine del Continente”

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Stefano De Martis

“I vescovi credono fermamente che l’Europa divisa sarebbe un dramma, forse la fine del Continente”. Ad affermarlo è il card. Angelo Bagnasco, presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee), nella relazione al convegno che si è svolto nella cornice di Palazzo Sant’Andrea, sede dell’Archivio storico del Quirinale, alla presenza del Capo dello Stato. L’arcivescovo di Genova e il costituzionalista Massimo Luciani hanno accolto l’invito del presidente della Corte dei Conti, Angelo Buscema, per un incontro sul tema “Unione europea: un percorso comune valorizzato dall’armonia tra identità diverse”. “Il percorso comune dell’Unione – è lo stesso Buscema a sottolinearlo nell’intervento di saluto – va indirizzato verso l’obiettivo di creare uno spazio economico e sociale che dia uguali opportunità a tutti i cittadini e garantisca, attraverso l’integrazione, il superamento degli squilibri e dei disallineamenti territoriali e sociali”. Allo stesso tempo “forte è l’esigenza di riscoprire quei valori che, pur appartenendo alle diverse identità, vanno armonizzati nella comune cultura europea”.
Dunque, ribadisce il card. Bagnasco, “la Chiesa crede nell’Europa, nella sua cultura cristiana, nella sua spinta umanistica nonostante ombre e ritardi”. L’Europa di cui parla il presidente del Ccee è quella dei padri fondatori: De Gasperi, Schuman, Adenauer.

“Il personalismo cristiano stava alla radice di quel loro sogno che poteva apparire utopia, ma che aveva il sapore profetico”, osserva l’arcivescovo di Genova e aggiunge: “L’economia e la finanza sono indispensabili, ma insufficienti per reggere l’edificio, per realizzare la Casa dei Popoli e l’Europa delle Nazioni. Molto più che a un’Unione, i Padri pensavano a una Comunità”.

Una Comunità “lieve” e quindi “efficace”. Comunità come “espressione visibile della comunione che è di ordine spirituale e morale”. Certo, anche sul piano economico le motivazioni sono forti. “Di fronte alla globlizzazione – rileva il card. Bagnasco – è evidente che solo insieme è possibile vivere” e di fronte agli interessi di “potenze antiche e nuove” tocca all’Europa “far fronte in modo unitario per non essere dilaniata”. Ma “i soli interessi materiali non possono creare uno spirito comunitario che richiede – tanto più a chi ha responsabilità specifiche – speranza, spirito di sacrificio, umiltà, respiro”.
Per il presidente del Ccee “il nucleo incandescente dell’Europa”, “il cuore della sua missione”, non è “l’eurocentrismo antistorico”, ma “l’umanesimo integrale che riconosce e promuove la persona nelle sue dimensioni essenziali; che genera una società intessuta di relazioni solidali nel segno della sussidiarietà; che riconosce e sostiene il microcosmo fondante della famiglia”. Non solo. “All’Europa spetta anche un’altra missione”.

Dopo la tragedia delle guerre del secolo scorso, infatti, “essa ha il compito di ricordare al mondo la grande sfida che l’attende: governare il potere. Il crescente potere tecnologico risponde all’intelligenza umana che indaga le forze della natura, ma deve essere governato perché esso non si rivolti contro; affinché l’uomo – preso dal delirio – non ne resti dominato. Il potere deve servire la vita, non essere strumento di manipolazione e di morte”.

Con un’avvertenza: “Quanto più il suo potere è grande, tanto più l’uomo dovrà risolversi ad essere forte come uomo, altrimenti soccomberà”. Questo è il “monito” che l’Europa “può e deve portare al cammino della civiltà”.
Ecco allora che, secondo il card. Bagnasco, “le verità dello spirito, la ricerca dei valori oggettivi, l’inviolabile dignità umana, la bellezza della ragione, il senso religioso, possono fondare e guidare un sentire comune che sia rispettoso del volto di ogni popolo che ha lottato per la libertà e la pace”. Perché “identità non significa esclusione, ma condizione di dialogo fecondo e di incontro collaborativo”.

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