Sorelle Clarisse: “La misericordia non conosce calcolo né misure di sicurezza”

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DIOCESI – Lectio delle Sorelle Clarisse del monastero Santa Speranza in San Benedetto del Tronto.

E’ lapidario, oggi, il Signore con noi, suoi discepoli: «Amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male…Se curate quelli che vi amano…e se fate del bene a coloro che fanno del bene a voi, quale gratitudine vi è dovuta?». E potremmo continuare ancora, leggendo tutta la pagina del Vangelo che la liturgia, questa domenica, ci propone.

Il Signore non ci sta chiedendo di essere buonisti, di fare della carità spicciola o di essere sdolcinati. Il Signore ci chiede di essere misericordiosi: «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso». Dio è misericordioso, cioè appassionato, di una tenerezza sviscerata nei confronti dell’uomo. Se c’è, infatti, un luogo in cui dimora la misericordia di Dio, questo non è il cuore, né l’anima, né la mente. Questo luogo è il grembo, le viscere, perché il nostro Dio nutre per l’uomo un amore viscerale, senza calcoli e contraccambi, senza misura e senza limiti.

Canta il salmista: «Misericordioso e pietoso è il Signore, lento all’ira e grande nell’amore. Non ci tratta secondo i nostri peccati e non ci ripaga secondo le nostre colpe».

La misericordia non è un dono che, per magnanimità, si riversa sugli altri, ma è un inatteso regalo che, anzitutto, abbiamo ricevuto da Dio. E solo quando se ne fa esperienza, se ne diventa capaci.

E’ la storia di Davide: l’esperienza che lui fa su se stesso della misericordia di Dio, gli fa risparmiare la vita di Saul, nel momento in cui il re era caduto nelle sue mani, senza possibilità di scampo.

«Amate i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla…non giudicate…non condannate…perdonate…».

Non basta la comprensione intellettuale o la risonanza emotiva se queste restano dentro di noi e non diventano attenzione, un soffermarsi, protendersi, esporsi, scegliere, decidere, farsi prossimi, farsi avanti e prendersi cura.

Se non diventa azione, responsabilità dentro le mie viscere, la misericordia resta solo un nobile esercizio, parole ed emozioni da salotto, chiacchiere capaci di strappare al massimo un sospiro oppure un po’ di pietà. La misericordia, invece, non conosce calcolo né misure di sicurezza, perché si pone a livello dell’altro, si inginocchia al suo fianco se è a terra e si innalza alla sua altezza appena l’ha riconosciuta.

«Date e vi sarà dato: una misura buona, pigiata, colma e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con la quale misurate, sarà misurato a voi in cambio».

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