Chiesa e abusi

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Riccardo Benotti

Una richiesta di scuse per tutte le volte in cui “non ci siamo accorti di quanto stava accadendo” e quanti potevano intervenire “non hanno riconosciuto i segnali di allarme o non sono riusciti a prenderli in seria considerazione”. E un impegno a “fare tutto il possibile per trovare una risposta efficace” lavorando insieme “per creare nuove strutture volte a garantire che i rischi siano ridotti al minimo”. Sono i due punti contenuti nella Dichiarazione precedente all’incontro sulla protezione dei minori a Roma firmata da Uisg (Unione internazionale superiore generali) e Usg (Unione superiori generali) dal titolo “L’abuso di bambini è un male ovunque e in ogni tempo: questo punto non è negoziabile”. Le religiose e i religiosi provano “vergogna” per gli abusi che “si sono verificati nelle nostre Congregazioni e Ordini e nella nostra Chiesa” ma ritengono che “con i venti del cambiamento che soffiano nella nostra Chiesa e con la buona volontà da parte di tutti, possano essere avviati importanti processi e strutture di rendicontazione responsabile, mentre quelli già esistenti vengono rafforzati. Possono essere identificati nuovi passi in avanti e prese decisioni, la cui attuazione può aver luogo rapidamente e universalmente con il giusto rispetto per le diverse culture”.

Sono circa 1.900 le superiore generali della Uisg, in rappresentanza di circa 750mila religiose presenti in 110 Paesi. All’Usg, invece, fanno capo 220 superiori per un totale di 200mila membri. Un universo assai differenziato al suo interno che è accomunato, però, dalla diffusa vocazione a prestare servizio con i giovani e le persone vulnerabili. Basti pensare che

sono oltre 62 milioni gli alunni minorenni che frequentano gli istituti di istruzione ed educazione gestiti dalla Chiesa nel mondo

(72.826 scuole materne; 96.573 scuole primarie; 47.862 istituti secondari), ai quali si aggiungono 2 milioni e mezzo di studenti delle scuole superiori e 3 milioni di universitari. A tutto ciò, si affianca l’opera negli istituti sanitari, di beneficenza e assistenza: 5.287 ospedali; 15.937 dispensari; 610 lebbrosari; 15.722 case per anziani, malati cronici e persone disabili; 11.758 giardini d’infanzia; 13.897 consultori matrimoniali; 3.506 centri di educazione o rieducazione sociale e 35.746 istituzioni di altro tipo. Di fronte a questi numeri, le superiore e i superiori generali si uniscono a Papa Francesco “nella sua missione di riconoscere umilmente e confessare gli errori fatti; sostenere i sopravvissuti; imparare da loro il modo in cui accompagnare coloro che sono stati abusati e come desiderano che ascoltiamo le loro storie. Da parte nostra, ci impegniamo a fare tutto il possibile per ascoltare meglio i sopravvissuti, riconoscendo umilmente che non è sempre stato così. Attueremo quanto deciso in questa conferenza in accordo col dovere di rendicontazione richiesto da coloro che sono in autorità”.

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

Una linea d’azione scelta da Usg e Uisg è quella di coinvolgere i genitori nella nostra lotta contro gli abusi: “Essi hanno un istinto naturale per la protezione dei bambini che è indispensabile. In particolare, sottolineiamo il ruolo delle madri. È giusto affermare che

se alle donne fosse stato chiesto un parere e un aiuto nella valutazione dei casi, sarebbe stata intrapresa un’azione più forte, più rapida e più efficace.

La nostra modalità di trattare le accuse sarebbe stata molto diversa e molta sofferenza sarebbe stata evitata alle vittime e alle loro famiglie”. Ed è proprio dalle strutture da loro gestite che i religiosi scelgono di ripartire: “tramite le scuole e gli ospedali che molti di noi gestiscono possiamo fare la differenza” perché “queste istituzioni hanno ora una maggiore consapevolezza della questione degli abusi e sono già in atto protocolli migliori e standard di protezione più elevati”; “integreremo la protezione dei minori e degli adulti vulnerabili nei nostri programmi di formazione, assicurando che, in ogni fase, siano impartite educazione e istruzione adeguate sia ai formatori che ai formandi”; “chiederemo ai nostri Centri di Spiritualità di sviluppare programmi speciali per accompagnare ogni persona, vittima di abuso, che desideri trovare aiuto nella difficoltà con la fede e col senso della vita”. D’altra parte, “le risorse sono sempre un problema” e “uno sguardo alle società che hanno messo in atto pratiche di protezione dei minori evidenzia che anche i servizi sanitari governativi hanno difficoltà a fornire risorse adeguate”. Per questo, “è necessario rafforzare la collaborazione, in modo che le risorse siano utilizzate in modo efficace ed efficiente”. A tal fine, la Uisg e la Usg “si adopereranno per assicurare che le Congregazioni lavorino insieme per accompagnare nel modo più efficace possibile i sopravvissuti nel loro cammino di guarigione”.

(Foto SIR/Marco Calvarese)

Infine, un messaggio per i sopravvissuti: “Vogliamo inviare un messaggio direttamente ai sopravvissuti e alle loro famiglie: riconosciamo che c’è stato un tentativo inadeguato di affrontare questo problema e una vergognosa incapacità di comprendere il vostro dolore.

Vi offriamo le nostre più sincere scuse e il nostro dolore. Vi chiediamo di credere nella nostra buona volontà e nella nostra sincerità.

Vi invitiamo a lavorare con noi per creare nuove strutture volte a garantire che i rischi siano ridotti al minimo”. Inoltre, “vogliamo assicurare che coloro che generosamente si candidano per far parte di ordini religiosi o che sono formati nei seminari vivano in luoghi sicuri dove la loro vocazione sia alimentata e dove il loro desiderio di amare Dio e gli altri sia aiutato a crescere fino a maturità”.

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