Elezioni Ue: Parlamento frammentato, meno di un terzo i seggi “sovranisti”

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Gianni Borsa

Un Parlamento europeo più frammentato, senza maggioranze precostituite, con una presenza sovranista ed euroscettica accresciuta ma pur sempre minoritaria. È il volto dell’Assemblea Ue che emerge dalle prime proiezioni del voto di maggio, rese note lunedì 18 febbraio a Bruxelles dal servizio stampa dell’istituzione Ue. Le proiezioni dei seggi sono basate su sondaggi nazionali realizzati entro il 6 febbraio da istituti specializzati e ritenuti “affidabili”, raccolti e rielaborati dall’agenzia Kantar per conto dell’Euroassemblea. I dati riguardano tutta l’Ue, suddivisi Paese per Paese e sono pubblicati in un documento di 160 pagine in inglese. Il Parlamento pubblicherà proiezioni aggiornate ogni due settimane fino alla fine di aprile e ogni settimana durante il mese di maggio. I primi exit poll saranno pubblicati il 26 maggio a partire dalle 18 (quando in alcuni Paesi, fra cui l’Italia, le urne saranno ancora aperte).
Grandi gruppi in discesa. Il Partito popolare, stando ai dati diffusi dal Parlamento Ue, resterebbe il primo gruppo politico al Parlamento europeo, seguito dal gruppo dei Socialisti e democratici. Tali proiezioni riguardano le intenzioni di voto attuali, dunque a tre mesi dalle elezioni e prima dello svolgimento della vera e propria campagna elettorale.Tenuto conto che i deputati europei saranno 705 nella prossima legislatura, i Popolari sono dati a 183 seggi; attualmente ne hanno 217. I Socialisti e democratici avrebbero invece 135 deputati (rispetto ai 186 attuali).Terzo gruppo i Liberali con 75 seggi (68). Occorre specificare che l’attribuzione dei seggi avviene in base ai gruppi esistenti oggi in emiciclo; le nuove formazioni che non hanno dichiarato affiliazioni vengono messe nel gruppo “Altri”: fra questi i 20 seggi attribuiti al movimento francese del presidente francese Macron (En marche).

Chi sale e chi scende. Il quarto gruppo politico più numeroso nella futura Assemblea Ue, stando ai sondaggi attuali, sarebbe l’Enf (Europa delle nazioni e della libertà), di tendenza sovranista: otterrebbe 59 seggi, rispetto ai 37 attuali, grazie soprattutto alla crescita della Lega. Quinto gruppo in emiciclo l’Ecr (Conservatori e riformisti europei) con 51 eurodeputati (oggi ne ha 75, perderebbe i Conservatori britannici). Quindi la sinistra della Gue, passando da 52 a 46 seggi. Poi i Verdi, da 52 a 45 seggi. L’Efdd (Gruppo Europa della libertà e della democrazia diretta, a carattere euroscettico), ottavo gruppo per consistenza, salirebbe dagli attuali 41 a 43 eurodeputati. 10 i seggi attribuiti ai deputati “Non iscritti” ad alcun gruppo attualmente esistente; 22 quelli a formazioni politiche nuove, non collocate nei gruppi già presenti a Strasburgo. Se si dovessero confermare questi risultati, le forze sovraniste potrebbero non superare il terzo dei seggi disponibili.

Quali maggioranze? La cura dimagrante dei partiti tradizionali proporrebbe dunque interrogativi sulle future maggioranze nel Parlamento europeo, a partire da quella che dovrà eleggere il futuro presidente della Commissione Ue. Si potrebbe prevedere una convergenza fra Popolari, Socialdemocratici e Liberali, magari con il sostegno dei Verdi, ovvero le forze europeiste. Meno probabile, ma da non escludere a priori, una maggioranza tra Popolari, Conservatori e gruppi euroscettici.
I seggi italiani. Passando all’analisi delle proiezioni nazionali, l’Italia, assieme all’Ungheria, si confermerebbe il Paese più sovranista ed euroscettico tra i 27 Stati Ue. La Lega sarebbe il primo partito, con 27 seggi a Strasburgo (su 76 eurodeputati italiani) e una percentuale di voti pari al 32,4%. Al secondo posto si collocherebbe – non si tratta di una novità rispetto ai sondaggi circolati nei giorni scorsi – il Movimento 5 Stelle con 22 seggi (25,7% di voti); poi il Partito democratico, con 15 seggi (17,3%). Forza Italia raggiungerebbe l’8,7% di consensi, con 7 seggi. Fratelli d’Italia, ultimo partito a superare la soglia di sbarramento al 4%, avrebbe 4 seggi (4,4%).

Paese per Paese. In Germania il partito di Angela Merkel è ad oggi la prima forza del Paese, con il 30% delle preferenze. Poi, la sorpresa dei Verdi, 17%; terzo partito, fortemente ridotto, la Socialdemocrazia (15%); quarta forza la destra estrema e nazionalista di Alternative für Deutschland (12%).Anche in Francia il vento sovranista spira forte: il Rassemblement National di Marine Le Pen vola al 22%, seguito dal movimento di Emmanuel Macron, En marche, col 20%.Precipitano Repubblicani (12%) e più ancora i Socialisti (6%). La Spagna, invece, mostra una consistente presenza di partiti che si dichiarano europeisti: Socialisti al primo posto col 25,4%, tallonati dai Popolari (23,5%), a distanza Ciudadanos (17,9%) e Podemos alleati a Izquierda Unida (14,1%). Fra gli altri Paesi più popolosi la Polonia vede ancora la preminenza del partito di governo Diritto e giustizia (Pis, fondato dai gemelli Kaczyński), che raggiunge il 40%; notevole la performance elettorale dell’opposizione europeista di centrodestra Piattaforma civica (32,7%). Ancora più sovranista l’Ungheria di Viktor Orban, con il suo partito, Fidesz, al 49,3%; in seconda posizione la lista nazionalista di estrema destra Jobbik al 15,5%.

Gruppo per gruppo. Valutando i risultati che ad oggi vengono attribuiti ai partiti europei, si può osservare che rispetto alla legislatura in corso, nella prossima i Popolari avrebbero 34 eurodeputati in meno, perdendo soprattutto in Germania, Francia e Italia. Peggiore l’esito delle urne per i Socialisti e democratici, con meno 51 seggi, e perdendone anche in questo caso prevalentemente in Italia, Germania e Francia. I Liberali crescono di 7 seggi, con buoni risultati fra Spagna e Paesi Bassi. Il gruppo sovranista Enf cresce (+22 seggi) grazie alle affermazioni di Le Pen in Francia e Salvini in Italia. Meno 24 seggi per i Conservatori: partono i britannici, il gruppo assume un volto a maggioranza polacca.

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