Papa Francesco: “dovremmo cominciare a ringraziare gli altri che bussano alle nostre porte”

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“L’incontro con l’altro è anche incontro con Cristo”. A ricordarlo è stato il Papa, nell’omelia della Messa celebrata ieri pomeriggio a Sacrofano, per l’apertura del Meeting “Liberi dalla paura”. “È Lui che bussa alla nostra porta affamato, assetato, forestiero, nudo, malato e carcerato, chiedendo di essere incontrato e assistito”, ha ribadito Francesco: “E se avessimo ancora qualche dubbio, ecco la sua parola chiara: ‘In verità io vi dico: tutto quello a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me’”. Suona nello stesso modo anche l’incoraggiamento di Gesù ai suoi discepoli: “Coraggio, sono io, non abbiate paura!”. “È davvero Lui, anche se i nostri occhi fanno fatica a riconoscerlo”, ha assicurato il Papa: “Coi vestiti rotti, con i piedi sporchi, col volto deformato, il corpo piagato, incapace di parlare la nostra lingua…”. “Anche noi, come Pietro, potremmo essere tentati di mettere Gesù alla prova, di chiedergli un segno”, l’analisi di Francesco: “E magari, dopo qualche passo titubante verso di Lui, rimanere nuovamente vittime delle nostre paure. Ma il Signore non ci abbandona! Anche se siamo uomini e donne ‘di poca fede’, Cristo continua a tendere la sua mano per salvarci e permettere l’incontro con Lui, un incontro che ci salva e ci restituisce la gioia di essere suoi discepoli”. “Se questa è una valida chiave di lettura della nostra storia di oggi – ha concluso il Papa – allora dovremmo cominciare a ringraziare chi ci dà l’occasione di questo incontro, ossia gli altri che bussano alle nostre porte, offrendoci la possibilità di superare le nostre paure per incontrare, accogliere e assistere Gesù in persona”.

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