Consiglio d’Europa: “Nel 2018 la libertà di stampa è peggiorata in Italia”

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Riccardo Benotti

La libertà di stampa in Europa è fragile come mai lo è stata dai tempi della Guerra Fredda. Pertanto si rendono necessarie azioni mirate da parte degli Stati membri del Consiglio d’Europa per migliorare le “terribili condizioni” e fornire “protezione affidabile” per i giornalisti. A puntare il faro è il rapporto pubblicato dalle organizzazioni partner della Piattaforma del Consiglio d’Europa per la protezione del giornalismo e la sicurezza dei giornalisti. La relazione ritrae un quadro inquietante nel quale i responsabili di crimini violenti contro i giornalisti restano impuniti; le tutele legali sono progressivamente indebolite e negate; la capacità della stampa di essere contrafforte al potere è indebolita.

Il rapporto si sofferma su alcuni contesti nazionali: la Turchia resta il più grande carcere al mondo di giornalisti; nella Federazione Russa le azioni e le politiche statali continuano a limitare fortemente lo spazio per la libera espressione; l’Italia è lo Stato che ha registrato l’aumento più netto del numero di segnalazioni sulla libertà dei media nel 2018; l’Ungheria vanta un’altissima concentrazione di media nelle mani di oligarchi filogovernativi.

Il documento rileva anche “nuove tendenze inquietanti”, inclusa l’impunità per gli omicidi dei giornalisti all’interno dell’Unione europea, gli attacchi ai giornalisti freelance, gli sforzi per minare l’indipendenza dei media di servizio pubblico anche in Paesi considerati “porti sicuri”.

Omicidi e minacce. Almeno due giornalisti sono stati uccisi nel 2018 a causa del loro lavoro: Ján Kuciak in Slovacchia e Jamal Khashoggi nel consolato dell’Arabia Saudita in Turchia. Nella morte di altri due giornalisti, Viktoria Marinova in Bulgaria e Maksim Borodin nella Federazione Russa, sono state sollevate obiezioni circa la completezza delle indagini. Nel complesso, evidenzia il rapporto,

359 segnalazioni riguardanti gli attacchi alla sicurezza fisica e all’integrità dei giornalisti

sono state pubblicate sulla Piattaforma nel 2018, confermando una tendenza al rialzo del numero di attacchi. Di questi, 29 sono classificati come “livello 1”, che copre le violazioni più gravi e dannose alla libertà dei media. Oltre agli omicidi, le segnalazioni includono la detonazione di un’autobomba davanti all’abitazione di un giornalista; un colpo di coltello contro un giornalista davanti alla porta del suo appartamento; un attacco doloso contro la sede di un sito web di notizie investigative; lo speronamento di un furgone in un edificio che ospita un importante quotidiano nazionale.

Impunità e arresti. La piattaforma identifica 17 casi di impunità per l’omicidio di giornalisti e registra

130 casi di giornalisti detenuti: 110 in Turchia, 11 in Azerbaigian, 5 nella Federazione Russa e quattro in Ucraina.

10 nuove segnalazioni su misure legislative o amministrative problematiche sono state segnalate in 8 Stati membri, tra le quali: chiusura o blocco dei media tramite decreto; nuova legislazione che consente lo stop dei siti internet per motivi di sicurezza nazionale senza controllo indipendente; regole che richiedono ai media stranieri finanziati di registrarsi come “agenti stranieri”; disegno di legge che criminalizzerebbe la visualizzazione di determinati contenuti online e la pubblicazione di alcune immagini o videoclip. La piattaforma, inoltre, ha registrato tre segnalazioni in due Stati membri riguardanti il controllo non necessario o sproporzionato delle comunicazioni online e l’accesso alle informazioni.

Il caso italiano. L’Italia è tra i Paesi con il maggior numero di segnalazioni (13) pubblicate sulla Piattaforma nel 2018 a pari merito con la Federazione Russa. In tal senso, il rapporto ribadisce che la libertà di stampa è “chiaramente peggiorata” con un numero di violazioni triplicato rispetto al 2017.

L’Italia è lo Stato membro dell’Ue con il più alto numero di minacce attive sulla piattaforma (19).

Il crimine organizzato rimane una delle più grandi minacce per i giornalisti. Nel 2018, la Piattaforma ha registrato tre casi di giornalisti con minacce di morte, e include una serie di avvisi attivi su attacchi e violenze sui giornalisti. 21 giornalisti italiani minacciati dalla mafia vivono sotto la protezione permanente della polizia e diversi sono stati intimiditi e attaccati da membri di gruppi neofascisti.

La maggior parte degli allarmi registrati nel 2018 sono successivi all’installazione ufficiale del nuovo governo: “I due vicepremier del governo, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, si esprimono regolarmente attraverso una retorica dei social media particolarmente ostile ai media e ai giornalisti. Tra l’altro – conclude il rapporto -, il vice primo ministro Salvini ha minacciato di rimuovere la protezione della polizia per il giornalista investigativo Roberto Saviano, nonostante le note minacce alla sua vita da parte di organizzazioni criminali. Il vice primo ministro Di Maio ha insultato i giornalisti e avviato una politica di abolizione delle sovvenzioni pubbliche alla stampa”.

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