Stato dell’Unione: tutti i temi toccati da Trump nel discorso al Congresso

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Print this page

Maddalena Maltese

Ad accogliere il discorso sullo Stato dell’Unione che il presidente Trump ha tenuto ieri sera nella Camera dei rappresentanti, c’erano decine di deputate vestite in bianco, democratiche e non solo. L’intento era quello di ricordare le suffragette, l’effetto è stato una ampia macchia bianca nell’emiciclo di Capitol hill, dove si mostra chiaramente quanto le ultime elezioni nel novembre 2018 abbiano cambiato la composizione del Congresso e quanto abbiano inciso sul futuro del Paese e sulle prossime presidenziali. In uno dei passaggi del suo intervento il presidente ha voluto elogiare questa presenza femminile, ampia non solo nel mondo del lavoro, ma anche in quello politico al servizio del Paese. “È grandioso, davvero fantastico”, ha ripetuto. “Congratulazioni!”. E questo mentre l’intera sala inneggiava “Usa! Usa!” e le deputate, soprattutto democratiche, battevano fiere un cinque, l’una sulla mano dell’altra. E’ stato uno dei momenti più toccanti, assieme alla canzone di Buon Compleanno intonata per uno dei sopravvissuti alla strage della sinagoga di Pittsburg e alla storia di Grace Eline, dieci anni, sopravvissuta al cancro e che, con tenacia, ha raccolto oltre 40mila dollari per la struttura che la curava.

Il discorso di Trump partito sulle note dell’unità – “speriamo di governare non come due partiti ma come un’unica nazione” o ancora “rinunciamo ad una politica della vendetta, della resistenza e del castigo” – è diventato via via sempre più divisivo soprattutto quando si sono toccati temi sensibili, come l’investigazione sulle ingerenze russe nella campagna elettorale, annoverata tra le “inchieste partigiane” e le “ridicole investigazioni di parte”, e la questione del muro al confine, uno dei punti non negoziabili da parte democratica e che il commander in chief considera “un tema morale” e accusa gli avversari che in passato hanno sostenuto la costruzione di una barriera e ora si limitano all’ostruzionismo.

L’immigrazione continua a restare un tema caldo, soprattutto perché i numeri annunciati da Trump nel suo discorso non reggono alla prova dei fatti: i 226mila immigrati illegali sono in realtà 3.914 e l’insicurezza ventilata proprio sui confini, dove di fatto esiste già una barriera di protezione, si trasforma in un boomerang contro le sue decisioni sull’immigrazione. Gli immigrati comunque restano etichettati come “spacciatori, criminali, assassini e alieni”.

Negli interessi dell’America first, l’economia è al cuore della comunicazione presidenziale con l’aumento dei posti di lavoro, la riduzione della disoccupazione, la guerra commerciale con la Cina, l’abolizione del Nafta. Anche questa volta i numeri non reggono alla prova dei fatti, anche se va dato atto che alcune misure hanno favorito l’occupazione e il reddito delle famiglie. In politica estera si torna a parlare dell’eterna guerra in Afghanistan e in Iraq, dei trillioni di dollari spesi (anche questa una cifra esagerata) in questi conflitti, della sconfitta dell’Isis, del sostegno al nuovo presidente del Venezuela e del tradimento russo del trattato sulle armi nucleari. Centrale diventa l’annuncio del prossimo incontro, il 26 e 27 febbraio prossimi in Vietnam, con il presidente nordcoreano per continuare a parlare di pace e disarmo atomico.

In tema di salute il presidente reclama l’abbassamento dei costi dei farmaci, il diritto alle cure che salvano la vita ed esulta per la lotta all’Aids e alla dipendenza da droghe, mentre si infiamma quando parla della legislazione sull’aborto varata dallo stato di New York e chiede che tutto il Congresso voti una norma federale che proibisca l’aborto fino al 9 mese di gravidanza.

Alle spalle di Trump siede, a fianco del vicepresidente Pence, Nancy Pelosi, speaker della Camera, anche lei in bianco che ha concesso una standing ovation al discorso unitario di Trump, salvo riservargli occhiatacce e visibili contestazioni in non pochi passaggi presidenziali, soprattuto quelli che hanno risuscitato paure che si pensavano seppellite come il ritorno del socialismo e l’attentato alla libertà. In risposta al discorso sullo Stato dell’Unione, per la prima volta nella storia del Paese, i democratici hanno scelto come portavoce Stacey Abrams, la candidata afroamericana che per pochi voti non è diventata governatore della Georgia. E proprio sul voto delle minoranze che il suo intervento è stato più acceso: l’accesso a questo diritto per chi vive in contesti di povertà o per gli ex detenuti è sempre più complesso, soprattutto se afroamericani e latinos, buona parte di chi avrebbe potuto votarla. Stacey è comunque simbolo di un Paese cambiato, dove sempre più donne scendono in campo e affronteranno Donald nelle prossime presidenziali.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *