I bambini strappati alla denutrizione in Venezuela

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Bruno Desidera

Quasi 19mila sono i minori strappati alla denutrizione, almeno 10mila coloro ai quali è stata letteralmente salvata la vita. Un piccolo miracolo, nell’inferno che da anni vive il popolo venezuelano e nella grande tragedia umanitaria che colpisce l’infanzia. Il merito è della Caritas del Venezuela, della generosità e determinazione di tanti volontari, di un radicamento territoriale profondo. Merito, anche e soprattutto, di chi questo progetto di soccorso ai minori l’ha ideato e coordinato: una donna caparbia, competente e generosa, la nutrizionista venezuelana Susana Raffalli Arismedi. Si tratta di una delle più grandi esperte al mondo in emergenze di questo tipo. Collabora con la Caritas dal 2011, in precedenza ha lavorato per l’Unicef, la Croce rossa, varie Ong. E’ stata in America Centrale, nelle Filippine, in Birmania…

E negli ultimi anni si è data una missione: lavorare a testa bassa per salvare il maggior numero di persone possibile, soprattutto bambini, di fronte alla crisi economica e sociale che ha messo in ginocchio il suo Paese.

La rivista Americas Quarterly l’ha inserita in una lista di dieci persone destinate a ricostruire il Venezuela.
Il Sir ha raggiunto Susana Raffalli a Cúcuta, la città colombiana alla frontiera con il Venezuela, dove si trova per partecipare a un’iniziativa della marcia continentale “Huellas de Ternura”, promossa dal Celam e da vari organismi ecclesiali e sociali per sensibilizzare il continente sulla promozione dei diritti dell’infanzia. Sono giorni e ore particolari, per la sua nazione. Le manifestazioni di sabato e le pressioni internazionali stanno indebolendo di ora in ora il potere di Maduro, il popolo inizia a credere che sia possibile voltare davvero pagina. Ma la situazione umanitaria resta drammatica, mentre si spera che il piano internazionale di aiuti, che coinvolge Usa e Paesi europei, permetta l’ingresso nel Paese di alimenti e medicinali, anche forzando il blocco governativo.

Sono i bambini le vittime delle sanzioni. “La situazione nutrizionale dei minori e in particolare dei bimbi più piccoli continua ad essere preoccupante, anche se in questo momento è meno grave rispetto a un anno fa, il momento peggiore – spiega Susana Raffalli -. Nel 2016 la denutrizione coinvolgeva il 54% dei bambini, l’8% si trovava in stato di grave denutrizione, sotto il livello di sussistenza. Nel novembre 2017 la percentuale denutrizione infantile raggiungeva il 73%, mentre la percentuale di bambini a rischio di morte era del 17%”. Poi, nel corso del 2018, un lento miglioramento, dovuto a due fattori: “La campagna elettorale per le elezioni presidenziali ha portato a mettere in campo qualche risorsa in più. Inoltre

la popolazione ha percepito i benefici effetti derivanti dalle rimesse di milioni di venezuelani nel frattempo fuggiti all’estero.

Ma è ben triste che dei bambini possano salvarsi la vita grazie all’emigrazione di massa, alla distruzione delle famiglie”. Ora la nutrizionista è preoccupata: “L’emergenza nutrizionale infantile è di nuovo aumentata, basta poco per tornare ai livelli di un anno fa e le sanzioni internazionali colpiscono proprio i più deboli, tra cui i bambini”.

Monitoraggio continuo e radicamento, i segreti della Caritas. Di fronte a tale emergenza, Susana ha ideato e coordina un articolato sistema di osservazione e aiuti, denominato Sistema de monitoreo, alerta y atención en nutrición y salud (Saman). “E’ basato su quattro punti: il monitoraggio continuo per cogliere il più presto possibile nei bambini i segnali della denutrizione e garantire loro un supplemento nutrizionale; la rete internazionale della Caritas e la sua esperienza, per esempio nel promuovere non solo ‘ollas’ (i centri di distribuzione di pasti caldi) rivolte a tutti, ma anche nel prevedere interventi mirati; il radicamento territoriale della Caritas e delle parrocchie, che hanno agli occhi del popolo una grande credibilità, in un Paese attualmente senza istituzioni; un sistema di registrazione dei vari casi aggiornato in tempo reale”. Nascono così i 19mila interventi, “e in almeno 10mila casi – riconosce la nutrizionista – la Caritas ha salvato la vita a questi bimbi”.

Aiuti sì, ma senza logiche militari. Inevitabile chiedere all’attivista della Caritas un parere su quello che rappresenta, in questo momento, un fronte caldissimo, il cui epicentro è proprio a Cúcuta: quello dell’arrivo massiccio di aiuti umanitari da parte di vari Paesi. Il Governo di Maduro ha finora bloccato questi aiuti e carri armati pattugliano la frontiera: “Si sta chiedendo al Governo di far entrare gli aiuti, che sono un’opportunità. Come Caritas del Venezuela ci aggiungiamo alla richiesta. Ma dobbiamo anche fare presente che molti pensano che l’ingresso forzato di aiuti sia il modo per giustificare un intervento militare. Ebbene,

noi non sottoscriviamo logiche militari.

Gli aiuti sono umanitari, non politici o militari. In secondo luogo, va sottolineato che gli aiuti, da soli, servono a poco, ma ci vuole un’azione umanitaria, una rete di assistenza, troppi aiuti che arrivano tutti insieme rischiano di mettere in difficoltà delle organizzazioni fragili, come quelle esistenti in Venezuela”.

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