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Acquaviva, Padre Doriano: “Padre Raimondo era veramente speciale, attento, discreto e onesto”

ACQUAVIVA PICENA – Ieri, mercoledì 6 febbraio, presso il convento degli Agostiniani Scalzi di Acquaviva Picena il Rev.mo Priore Generale Doriano Ceteroni, il vescovo emerito della diocesi di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto Sua Eccellenza Monsignor Gervasio Gestori, il parroco don Alfredo Rosati, il Priore del convento di Acquaviva padre Luigi Pingelli, insieme a molti confratelli, sacerdoti e diaconi hanno presieduto la Celebrazione Eucaristica per i funerali di padre Raimondo Micoletti.

Padre Doriano nell’omelia ha ricordato la figura di padre Raimondo: “Io ringrazio tutti i presenti, i confratelli e Sua Eccellenza Monsignor Gervasio. Io lunedì mi trovavo qui ad Acquaviva, decisi di fermarmi qualche giorno al convento perché dovevo assolvere ad alcuni impegni.
Fu proprio padre Raimondo che mi aprì la porta del convento e mi disse che mi avrebbe personalmente sistemato la stanza. Lui era sempre impegnato, sempre disposto a fare del bene agli altri. Io nel frattempo andai a giocare a calcio con dei miei vecchi amici che non vedevo da tempo.
Tornato in convento padre Emil mi disse che padre Raimondo si sentiva male, con il suo consenso decidemmo di chiamare l’ospedale per farci mandare un’ambulanza.
Io e padre Emil aspettammo che i medici ci dessero delle notizie riguardo lo stato di salute di padre Raimondo, il tempo ci sembrava interminabile, iniziammo la recita del Rosario. Purtroppo ad un tratto arrivò la triste notizia.
Tornati in convento, anche se provati dall’accaduto, dovemmo occuparci anche di trovare gli indumenti e quant’altro per il nostro confratello.
Aprendo l’armadio vedemmo una scatola con su un biglietto “per il mio ultimo viaggio”, aveva pensato a tutto padre Raimondo, come era nel suo stile. Ordinato, meticoloso e pronto.
In quella scatola anche una lettera, un suo testamento spirituale.
Io non voglio fare un processo di canonizzazione, ma padre Raimondo era veramente speciale, attento, discreto e onesto, diceva sempre ciò che pensava e se non lo diceva lo faceva capire, aveva tutte le qualità che si addicono ad una persona “buona”. Dall’inizio del suo noviziato fino ad oggi ha ricoperto varie cariche, è stato insegnante di religione, vice parroco, insegnante ai giovani che venivano accolti nel convento di Acquaviva, ha organizzato e partecipato a molti campi scuola, ha ricoperto cariche a Roma e nei conventi delle Marche, in modo particolare quando era a Roma mi raccontava che era sempre vicino agli ultimi, a tutti coloro che erano disperati e che facevano una vita ai margini delle periferie.
Il suo servizio di apostolato era caratterizzato sempre da amore e carità, spesso si trovava al capezzale di malati terminali e con la sua parola di speranza ridonava loro il sorriso.

Mentre ripenso a tutti i momenti passati insieme, a tutte le opere di bene che ha fatto vengo preso da una forte commozione. Ha lasciato dentro ogni persona che lo ha incontrato il ricordo di un uomo devotissimo e sempre pronto a dare una mano, mai in ozio o a riposo, un uomo pieno di fede alla quale affiancava l’azione. Lui sì che impersonava veramente quell’idea di “chiesa in uscita” di cui parla Papa Francesco.”

Sua Eccellenza Monsignor Gervasio Gestori ha detto: “Padre Raimondo sicuramente dall’alto pregherà per tutti noi e per l’Ordine Agostiniano a cui ha dedicato tutta la vita, ci sarà ancora più vicino e ci aiuterà”.

Padre Luigi, priore del convento ha infine letto la lettera che padre Raimondo ha lasciato, una lettera dove lui non scrive “addio”, ma “arrivederci”, una lettera dove dice di aver compiuto ogni gesto e rivolto ogni parola avendo come unico motore solo l’Amore di Dio, di essere devoto alla Vergine Maria e dove, confidando nella Misericordia del Padre, chiede scusa per ogni errore.

Una lettera rivolta a tutti coloro che ha incontrato nella sua vita e in modo particolare alla sua famiglia e alle “adorati nipotine”, così lui le chiamava anche se ora sono diventate delle giovani donne.

Padre Raimondo riposa nel cimitero di Acquaviva, è stata una sua volontà rimanere nel paese marchigiano.

Padre Raimondo Micoletti all’anagrafe si chiamava Pietro, uno dei santi che si festeggiano il giorno della sua nascita, il 29 giugno del 1938, divenuto religioso decise di chiamarsi Raimondo. Venne ordinato insieme a padre Luciano Silenzi e padre Giuliano Del Medico nel convento di Fermo il 30 marzo 1963, padre Raimondo e padre Giuliano si erano ora ritrovati insieme nel convento di Acquaviva dopo tanti anni. Padre Raimondo infine, negli anni settanta vestì la maglia dell’Acquavivana, la squadra di calcio del paese e tutti lo ricordano come un bravissimo sportivo.

Patrizia Neroni