Venezuela, i vescovi chiedono “un cambiamento politico” per “andare a elezioni chiare e trasparenti”

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Bruno Desidera

“Siamo compañeros de camino!”. È una Chiesa che vuole camminare insieme, a fianco del suo popolo, quella venezuelana, in giorni così particolari e intensi della sua storia, come il Papa aveva chiesto qualche mese fa durante la visita ad limina dei vescovi in Vaticano. A scandire queste parole è mons. José Trinidad Fernández, vescovo ausiliare di Caracas e segretario generale della Conferenza episcopale venezuelana (Cev). Contattato dal Sir, al termine della conferenza stampa attraverso la quale la Chiesa venezuelana si è nuovamente espressa sulla situazione del Paese a 48 ore di distanza dalle oceaniche manifestazioni pubbliche di sabato scorso, il vescovo ribadisce la richiesta che coincide con quella della maggior parte della popolazione: “Serve un cambiamento politico, il popolo lo chiede, per andare a elezioni chiare e trasparenti”. Mons. Fernández aveva partecipato, pochi minuti prima, alla conferenza stampa per la presentazione di un comunicato della Conferenza episcopale venezuelana (Cev), della Conferenza dei religiosi e delle religiose (Conver) e del Consiglio nazionale dei laici del Venezuela (Cnl). Il documento è firmato dal presidente della Cev, mons. José Luis Azuaje Ayala, arcivescovo di Maracaibo (assente giustificato alla presentazione perché impegnato in Honduras con l’Assemblea delle Caritas latinoamericane), dal presidente della Conver, il salesiano Francisco Méndez, e dalla presidente del Cnl, María Elena Febres-Cordero Briceño.

Chiesa compatta con il suo popolo. Si legge nella nota: “Sperimentiamo, in tutte le comunità nelle quali prestiamo servizio, e in tutto il contesto nazionale, una situazione dolorosa di ingiustizia e sofferenza per la carenza di ciò che è necessario per una vita degna e produttiva, e per la mancanza di difesa di fronte alla giustizia.

Tutto questo ha generato, con determinazione e speranza, la ricerca di un cambiamento politico attraverso un processo di transizione pacifica e trasparente, che porti a elezioni libere e legittime, per riprendere la direzione della democrazia e giungere al ripristino dello Stato di diritto, alla ricostruzione del tessuto sociale, della produzione economica e della morale nel Paese, nel re-incontro di tutti i venezuelani”. 

Parole che vengono, naturalmente, confermate da mons. Fernández, il quale evidenzia anche l’importanza di un pronunciamento compatto di vescovi, religiosi, laici: “Un comunicato congiunto è espressione di una Chiesa sinodale, così come ci chiede Papa Francesco. In questo caso, poi, sentiamo che questa è la posizione di tutto il popolo. Dio ci chiede di interpretare i segni dei tempi ed è quello che cerchiamo di fare”. Prosegue il presule: “Ci ispira anche il recente Messaggio del Papa per la Giornata della Pace, nel quale si parla dell’esigenza di una buona politica a servizio della pace. E quello che cerchiamo di fare in questo momento, nel quale il tessuto sociale va riorganizzato. Non vogliamo più vedere persone detenute arbitrariamente, bambini cercare cibo nell’immondizia”.

No a spargimenti di sangue.La parola “pace” ricorre spesso, nella conversazione con mons. Fernández, proprio nelle ore in cui il presidente degli Stati Uniti Donald Trump continua a non escludere una soluzione militare:

“Siamo in costante contatto con il Vaticano, con il Papa, con il Segretario di Stato, card. Pietro Parolin e con il nunzio, mons. Aldo Giordano. Sappiamo che il Papa è molto preoccupato che ci sia spargimento di sangue.

Non vogliamo che questa cosa accada, per nessuna ragione al mondo. Sappiamo che quella venezuelana è gente pacifica, serve una soluzione negoziata e pacifica, che rispetti tutti. Vale particolarmente in questo momento il comandamento ‘non uccidere’ e questo dev’essere un processo di pace, non di guerra”. Al tempo stesso, le azioni di Maduro, compresa la lettera scritta al Papa, della quale ha parlato ieri il Segretario di Stato Vaticano, sembrano azioni “per guadagnare tempo”. Certo, “la richiesta di dialogo è la nostra e lo abbiamo ribadito tante volte nei nostri pronunciamenti. Un dialogo che deve portare a quella transizione pacifica e a quel cambiamento politico che il popolo sta chiedendo”. Oltre a questo, la Chiesa venezuelana continua a segnalare la situazione drammatica della popolazione, la mancanza di cibo e medicine, “è fondamentale aprire il Paese agli aiuti umanitari, siamo in una situazione drammatica, inaudita, i bimbi sono denutriti e mancano i farmaci di base, quelli più comuni”.

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