“Lettere della tribolazione”: Papa Francesco, “30 anni dopo la guerra è la stessa”

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“Ricordo che quando sottoposi a padre Miguel Ángel Fiorito S.I. la bozza della prefazione che avevo scritto per la prima edizione delle Lettere della tribolazione, il Maestro — lo chiamavamo così perché lo era, e oggi resta tale, per come ha saputo formare una scuola di discernimento — mi chiese di sviluppare meglio l’ultimo paragrafo nel quale parlavo dell’importanza del fare ricorso all’accusa di se stessi”.

Inizia così la prefazione di Papa Francesco al volume che, dopo la prima edizione del 1987, torna in libreria ampliato e aggiornato a cura di p. Antonio Spadaro e p. Diego Fares (ed Ancora – La Civiltà Cattolica). Allora, spiega Francesco nella prefazione pubblicata oggi da L’Osservatore Romano, “si trattava del discernimento e di come affrontare bene la vergogna e la confusione che si fanno spazio quando il Maligno scatena una feroce persecuzione contro i figli della Chiesa. La risposta era quella di opporgli la sana vergogna e la confusione che l’infinita misericordia del Signore e la sua lealtà fanno provare a chi chiede perdono per i propri peccati”. “Trent’anni dopo – chiosa il Pontefice – siamo in un altro contesto, ma la Guerra è la stessa e appartiene soltanto al Signore. Queste Lettere sono ‘un trattato di discernimento in epoca di confusione e tribolazione’, e la loro riedizione mi richiama con forza” a “continuare ad assolvere quell’incarico che mi è stato dato dal Maestro — che adesso ha per me il sapore della profezia dell’anziano — di ‘sviluppare una grazia’”.
Alle otto lettere dei prepositi generali scritte durante la soppressione della Compagnia di Gesù nel 1773 si aggiungono ora cinque lettere di Papa Bergoglio, scritte nel 2018, quattro rivolte alla Chiesa del Cile, sulla “ferita aperta, dolorosa e complessa delle pedofilia” ed una rivolta al Popolo di Dio “per sradicare la cultura dell’abuso”. “Sento che il Signore mi chiede di condividere di nuovo le Lettere della tribolazione – prosegue Francesco -. Di condividerle con tutti coloro che — in mezzo alla confusione che il padre della menzogna sa seminare nelle sue persecuzioni — si sentono decisi a combattere bene, liberi da quel vittimismo a cui siamo tentati di arrenderci”, che “nasconde in seno la molla della vendetta, e non fa altro se non alimentare quel male che vorrebbe eliminare”. Contro la tentazione di confusione e di disfattismo “fa bene tornare a sentire lo spirito paterno di coloro che ci hanno preceduto e che anima queste Lettere” che “insegnano a scegliere la consolazione nei momenti di maggiore desolazione”. Di qui l’invito di Francesco a leggerle e pregare con esse: sono “vera fonte di mitezza, coraggio e lucida speranza”.

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