Gmg 2019, Il Papa in Centro America è una boccata di aria fresca e speranza

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Chiara Biagioni

Una grandissima gratitudine al Papa per aver scelto di venire qui, nella “periferia del mondo”, a celebrare al Giornata mondiale della gioventù. L’arcivescovo di Panama, monsignor José Domingo Ulloa Mendieta, non trova altre parole per esprimere lo stato d’animo con cui il Paese sta aspettando l’arrivo di Papa Francesco. Sono giornate intense. I giovani stanno, man mano, giungendo nella capitale dopo le giornate vissute nelle diocesi. Non c’è angolo della città dove non ci siano manifesti, bandiere e tendoni che danno il benvenuto a Papa Francisco. Al centro stampa – un enorme salone dove sono state sistemate postazioni per accogliere 2.200 giornalisti di tutto il mondo – sono cominciate le prime conferenze. L’arcivescovo arriva sorridente all’appuntamento con il Sir, dopo aver passato tutta la mattinata a fare un sopralluogo sulla sicurezza nella Cinta Costera, la meravigliosa baia che si affaccia sull’oceano pacifico, il luogo dove si svolgeranno i principali eventi papali con i giovani. “Il grande sentimento all’arrivo del Santo Padre”, dice l’arcivescovo, “è prima di tutto quello di una gratitudine a Dio per il dono di poter accogliere Pietro in questa Regione centroamericana. Il Papa viene qui a confermare la fede e per incontrare la gioventù di tutto il mondo. C’è la profonda gratitudine al Papa per aver messo gli occhi di Dio in questa Regione piccola, come è il Centroamerica e Panama”.

Una Regione piccola, attraversata però da tanti problemi. Nicaragua, Venezuela, Colombia sono Paesi dove la pace e la vita di migliaia di persone sono messe a dura prova. Di quale parola ha bisogno il Centro America?
Questo incontro del Papa con la gioventù del mondo nel solco di questa Regione – Centro America, Caribe e Venezuela – è una boccata di aria fresca e di speranza.

Uno spiraglio di luce perché si possa continuare a sognare e si possa presto vivere una realtà nuova.

Viviamo in una Regione attraversata da varie problematiche: migrazione forzata, giovani che cadono nella mani della delinquenza, vittime del narcotraffico. Se questi giovani sono spesso costretti a lasciare la loro terra, è perché nel loro Paese non hanno alcuna possibilità di vivere. Il cambiamento parte dai giovani. Un futuro migliore è possibile solo se i giovani si assumono l’impegno di trasformare questa realtà. Ma c’è anche una chiamata ai responsabili di questa Regione perché i loro progetti possano sempre più e sempre meglio includere i giovani. Sono troppi quelli costretti a fuggire.

Che cosa si aspetta il Centro America da Francesco, dal Papa che denuncia “la cultura dello scarto”, dal Papa latinoamericano?

Aspettiamo da Papa Francesco parole di speranza,

parole che dicano che si può credere nella gioventù, e parole che invitino i giovani ad assumere la responsabilità di cambiare questa triste realtà, parole che incoraggino a ripartire dalla cura della casa comune, dai poveri, dalla capacità di guardare con nuovi occhi gli scartati di questo mondo. Ma tutto questo potrà succedere solo se i giovani – come Maria – possano rispondere, “Ecco la serva del Signore, avvenga per me secondo la tua Parola”, che è il motto scelto per questa Giornata.

E il Papa come si sta preparando?
Mi sono incontrato un mese fa personalmente con lui. E il Papa ha un grande desiderio di venire in questa Regione. Lui è cosciente di venire per una Giornata mondiale ma è anche cosciente che questo evento rappresenta anche una grande opportunità per i giovani che vivono in questa periferia del mondo. Mai un giovane di questa Regione poteva pensare di essere protagonista di una Giornata mondiale della gioventù. Credo che questo abbia motivato il Papa a venire qui. Credo lo abbia spinto la sua consapevolezza che

nei piccoli, Dio può fare grandi cose.

Cosa si aspetta per la sua Chiesa? 
Questa Giornata sta dimostrando cosa siamo come Chiesa. Siamo una Chiesa dove i laici hanno da sempre assunto responsabilità. Vorrei anche sottolineare il grande ruolo che la donna ha nella nostra Chiesa. Non si può conoscere veramente la Chiesa panamense o anche la Chiesa centroamericana e latinoamericana senza tenere conto del ruolo della donna.

Siamo nell’ora dei giovani, siamo nell’ora della speranza, siamo nell’ora della donna.

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