Tratta: documento del Vaticano su come riconoscere e rispondere a fenomeno che coinvolge milioni di persone

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Patrizia Caiffa

Un fenomeno dai contorni inquietanti, che ha tratti nascosti ed è “molto presente e infiltrato nella vita di tutti i giorni”. E’ la tratta di persone: donne, uomini e bambini che vengono sfruttati a scopo di sfruttamento sessuale o lavorativo. Essendo una realtà sommersa non è possibile fare stime precise, di sicuro coinvolge milioni di persone nel mondo. In Europa sono circa 20 mila ogni anno le vittime di tratta che entrano nei sistemi di protezione e di assistenza. In Italia, a ottobre scorso, risultavano 1.137 vittime assistite nell’ambito di progetti finanziati dal dipartimento per le Pari Opportunità. Contro tutte le schiavitù del XXI secolo l’azione di Papa Francesco e della Chiesa cattolica è chiara ed incisiva. L’ultimo documento della Santa Sede è “Orientamenti pastorali sulla tratta di persone”, realizzato dalla Sezione migranti e rifugiati del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale e presentato oggi durante un meeting point in Sala Stampa Vaticana. Un opuscolo azzurro di 36 pagine che si rivolge a tutti gli operatori pastorali, a tutti i livelli: diocesi, parrocchie, congregazioni religiose, scuole, università, organizzazioni della società civile. Lo scopo è fornire una comprensione del fenomeno ed indicare delle vie d’azione concrete.

Contro la tratta serve collaborazione tra governi e società civile. Contro la tratta urge “una campagna di sensibilizzazione che coinvolga tutti. Noi ci impegniamo come Chiesa cattolica ma serve anche l’azione dei governi” e “tutte le organizzazioni del terzo settore per sollecitare leggi adeguate”: è l’auspicio di padre Fabio Baggio, sotto-segretario della Sezione Migranti & Rifugiati, istituita nel 2017 da Papa Francesco, che ne ha assunto personalmente la guida. Nel documento vengono date indicazioni sulla “capacità di identificare i casi fino alle denunce da portare avanti assieme alle autorità competenti”. Riguardo alla liberazione delle vittime di tratta si consiglia di

curare “la reintegrazione e il reinserimento di queste persone nella società, oppure un possibile ritorno con determinate garanzie,

per avere uno sviluppo umano integrale della persona. Dovrà essere data molta attenzione anche al superamento del trauma causato da questa esperienza”.

Lavoro-schiavo, “può nascondersi anche dietro prodotti a basso costo”. Tra gli aspetti meno conosciuti padre Baggio evidenzia la tratta legata ad “una filiera di produzione o di approvvigionamento normalmente nascosta al consumatore”.

“Vogliamo che il consumatore cominci a fare una riflessione: se il prezzo diventa molto basso è ovvio che il costo del lavoro è stato ridotto”.

“Questo deve interrogarci sulla fattura del prodotto, su come è stato eseguito, perché potrebbero esserci dietro condizioni servili o lavoro-schiavo”, precisa. L’altro esempio è “l’utilizzo di internet per la pornografia infantile senza pensare all’industria che produce questo prodotto”. Padre Baggio loda l’iniziativa di alcuni Paesi che negli aeroporti espongono manifesti per imparare a riconoscere le vittime, con l’invito a denunciare alle autorità. Padre Michael Czerny, sotto-segretario della medesima Sezione, ricorda che la tratta “è una realtà molto più presente e infiltrata nella vita di tutti i giorni di quanto noi possiamo immaginare. Non è un fenomeno esotico e lontano, ed è probabilmente più grave del secolo passato”.

Porti chiusi ai migranti, “trovare la via migliore per salvare le vite”. Durante l’incontro è stato presentato anche il volume “Luci sulle strade della speranza” con tutti gli insegnamenti di Papa Francesco su migranti, rifugiati e tratta, dall’inizio del pontificato alla fine del 2017. E’ abbinato ad una versione elettronica con programma di ricerca, disponibile sul sito della Sezione, aggiornata regolarmente a cadenza semestrale. E a proposito dell’atteggiamento dell’Europa nei confronti della vicenda che ha coinvolto le navi Sea Watch e Sea Eye, con i porti chiusi allo sbarco di 49 persone per 19 giorni padre Baggio così risponde al Sir:  “Non sempre possiamo parlare di politiche quando ci sono di mezzo le persone”.

“Sono persone, non numeri. La priorità è sempre quella di salvare le vite, in un modo o nell’altro, trovando la via migliore, nel rispetto delle regole comuni”.

“Le Chiese locali dei vari Paesi coinvolti sono state abbastanza chiare – ricorda -. L’appello di Papa Francesco, dal 2013 a Lampedusa fino ad oggi è stato sempre unico: salvare la vita”. Anche nel messaggio per la Giornata mondiale per la pace e parlando al corpo diplomatico, il Papa “ha insistito sulla buona politica”, prosegue padre Baggio: “Sono stati messaggi molto chiari che richiamano alla responsabilità di ciascuno. Importante è che il principio di non discriminazione sia utilizzato in tutti i casi. La discriminazione può essere buona e positiva quando le vulnerabilità vengono trattate in modo particolare ma a livello generale è fondamentale pensare che siamo tutte persone. Poi le responsabilità politiche dipenderanno dal tipo di governo che c’è in ogni Paese”. Padre Baggio invita ogni governo a “rispondere ai propri costituenti e dare risposta alle vite umane in pericolo”. È inoltre necessario

“non lasciare mai i Paesi da soli ma sentire sempre di più questa solidarietà”.

Mai come oggi dobbiamo insistere sulla ‘globalizzazione della solidarietà’”.

Global compact, “chi ha fatto un passo indietro ci ripensi”. Per questo insiste sull’importanza del Global compact Onu, non firmato da alcuni Paesi tra cui l’Italia. “Ogni Paese ha il diritto di fare le scelte opportune rispetto ad un accordo multilaterale – precisa -. Abbiamo visto l’interesse di moltissimi Paesi nel mantenere questo dialogo. Siamo profondamente convinti che la risposta globale è la più opportuna al fenomeno delle migrazioni”. “Ci auguriamo che chi ha fatto un passo indietro possa ripensarci – auspica  -, trovando i chiarimenti necessari. Ad esempio sulla sovranità nazionale, che non viene intaccata”.

“È un accordo, non una convenzione vincolante. Si tratta di un impegno di riflessione e dialogo continuo, senza nessun pregiudizio rispetto all’indipendenza, l’autonomia e la sovranità nazionale”.

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