Sorelle Clarisse: “Ciascuno di noi è immerso nella vita di Dio”

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DIOCESI – Lectio delle Sorelle Clarisse del monastero Santa Speranza in San Benedetto del Tronto.

Qual è il primo gesto della vita pubblica di Gesù? Non una predicazione, non un miracolo, non qualcosa che possa meravigliare i presenti, ma un gesto umano di umiltà, di sottomissione a Dio, di totale solidarietà con i fratelli. Gesù si fa battezzare da Giovanni Battista, come qualsiasi altro uomo. E’ sorprendente: il più grande si sottomette al più piccolo, il Figlio di Dio sottostà ad un figlio di uomo, limitato e peccatore. Ed è un “abbassamento” tramite il quale Gesù vuole portare l’uomo a vivere una dimensione di eternità, un abbassarsi per poi rialzarsi, portando con sé l’uomo, ogni uomo, a vivere la compagnia del Padre.

E’ qualcosa di talmente grande che, il profeta Isaia, nella prima lettura, esulta ed invita ad esultare di gioia. Il profeta grida che ogni «tribolazione è compiuta», che ogni «colpa è scontata». Grida la gioia per un Dio, il nostro Dio, che viene nella nostra storia come un pastore per radunare, accudire, accompagnare, curare noi suo gregge. Un Dio che, allo stesso tempo, viene con potenza, viene a porgerci il suo braccio affinché diventi nostro sostegno e sicurezza.

Sì! «E’ apparsa la grazia di Dio, che porta salvezza a tutti gli uomini», scrive Paolo nella seconda lettura, «e ci insegna a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà»; un Dio, cioè, che si fa uomo con l’uomo per ricordargli che Egli è un Dio fedele e, in quanto tale, è sempre presente per aiutarlo a camminare nella vita e a saper scegliere tra il bene e il male, ogni giorno.

Un Dio che non viene a risolverci la vita, ad azzerarci ogni problema, ad annullare ogni difficoltà ma che, in Gesù, si fa nostro compagno di viaggio e, con lo Spirito Santo, ci dona “sapienza, intelligenza, consiglio, fortezza, conoscenza e timore del Signore” perché possiamo procedere nella vita.

«Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento»: i cieli si aprono e una voce “ricorda” a Gesù proprio questo essere in una relazione di eterno amore con il Padre…ma è una Parola che viene rivolta anche a noi, perché, il Dio fatto uomo, viene a ricordarci che ciascuno di noi è immerso nella vita di Dio, un Padre di misericordia, un Padre appassionato del suo gregge, un Padre che ama.

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