Tutto pronto per il simposio: “Storia – Tradizione – Cultura, del Baccalà di Sant’Antonio Abate a Montelparo”

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Di Giuseppe Mariucci

MONTELPARO – Nei giorni scorsi, gli organizzatori della Rievocazione Storica delle giornate del Baccalà di Sant’Antonio Abate a Montelparo, hanno avuto una gradita, quanto incredibile, sorpresa! La visita dei rappresentanti locali (Fabio Torresi-delegato provinciale di Fermo- e Walter Massucci- Simposiarca) della prestigiosa “Accademia Italiana della Cucina”.
Un grande onore e privilegio!
Questa Istituzione, fondata nel 1953 da Orio Vergani (giornalista, fotografo e scrittore italiano, considerato il primo fotoreporter italiano), ha il compito di salvaguardare, insieme alle tradizioni della cucina italiana, la cultura della civiltà della tavola, espressione viva e attiva dell’intero Paese. L’Accademia, inoltre, guarda con interesse anche l’enologia italiana: il vino come elemento essenziale di una buona gastronomia.
Nel 2003, il Ministero per le Attività e i Beni culturali, ha riconosciuto i meriti culturali, ampiamente documentati, dell’Accademia, conferendole il titolo di “Istituzione Culturale”, ponendola, quindi, tra le più grandi e importanti realtà culturali italiane, portatrici di esperienza e di saggezza in molti campi della cultura.
Tra i suoi obiettivi ha quello di promuovere e favorire tutte quelle iniziative che, dirette alla ricerca storica e alla sua divulgazione, possono contribuire a valorizzare la cucina nazionale in Italia (dove l’Accademia ha, ad oggi, 222 delegazioni) e all’estero (dove ha 67 delegazioni) anche come espressione di Costume, di Civiltà, di Cultura e di Scienza!
E chi, quindi, meglio della rievocazione storica del “Baccalà di Sant’Antonio Abate” a Montelparo, poteva meritare l’attenzione di quest’autorevole organizzazione?
Da una simpatica, quanto vivace, riunione da loro sollecitata (alla quale hanno partecipato il Sindaco di Montelparo, Marino Screpanti, il Presidente del Comitato di S. Antonio Abate, Matteo Lupi, il Presidente dell’Associazione Culturale “Il Murello”, Giuseppe Mariucci, e Antonio Antolini), è scaturita la proposta, da parte dell’Accademia Italiana della Cucina, di organizzare un Simposio riguardante la “Storia – Tradizione – Cultura del Baccalà di Sant’Antonio Abate a Montelparo”.
Quest’antica rievocazione merita, infatti, secondo l’Accademia, quella difesa e valorizzazione della cucina legata al territorio, alle sue tradizioni e ai suoi prodotti tipici, di cui loro stessi si occupano! E merita di essere conosciuta a più largo raggio! E, per questo, hanno anche suggerito al Comune di Montelparo di sancire, con la De. Co. (Denominazione Comunale), la ricetta del Baccalà.
E il Simposio si farà!
Sarà, appunto, basato su: “Il Baccalà di Sant’Antonio Abate” Storia – Tradizione – Cultura.
E’ stato programmato, nel bel mezzo della rievocazione storica del Baccalà (prevista dal 18 al 20 gennaio 2019), per sabato 19 gennaio 2019 alle ore 11,00 presso la sala convegni della Chiesa dei Santi Pietro e Silvestro di Montelparo!
Prestigioso relatore, per l’Accademia Italiana della Cucina, sarà il Prof. Tommaso Lucchetti, docente di Storia dell’Alimentazione dell’Università di Parma!
Altri relatori, che si occuperanno di illustrare, appunto, la tradizione Montelparese del prelibato baccalà che risale al 1703, saranno: Matteo Lupi (Enologo-Presidente del Comitato di Sant’Antonio Abate) e Giuseppe Mariucci (Presidente dell’Associazione Culturale “Il Murello” di Montelparo).
Porgeranno il loro saluto ai presenti il Sindaco di Montelparo (Marino Screpanti), il Priore-Parroco della Parrocchia di San Michele Arcangelo (Padre Agostino Maiolini) e il Delegato Provinciale dell’Accademia (Fabio Torresi).
Parteciperanno oltre cinquanta soci dell’Accademia che, alla fine, siederanno in quei tavoli dove avranno la possibilità di degustare, anche loro finalmente, il cibo oggetto del Simposio:
il prelibato e unico “Baccalà di Sant’Antonio Abate di Montelparo”! Quel “Coppu de Vaccalà” (com’è qui chiamata la porzione consegnata a ogni commensale) che è composto da: Baccalà, una filetta di pane e un litro di vino.
E questo da trecento anni!

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