I migranti di Sea Watch e Sea Eye in otto Paesi

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Gianni Borsa

Infine l’accordo è arrivato. Con la mediazione della Commissione europea, otto Paesi (su 28!) dell’Ue hanno offerto la disponibilità ad accogliere le 49 persone salvate in mare dalle navi Sea Watch e Sea Eye, e rimaste esposte a fame e freddo per altre tre tristi settimane, mentre i governi dei Paesi membri giocavano allo scaricabarile. Del piano di ricollocamento fanno parte anche i 249 migranti giunti di recente a Malta, una parte dei quali, provenienti dal Bangladesh, sarà rimpatriato.

“Alla Commissione non abbiamo risparmiato sforzi per coordinare gli impegni di ricollocazione tra gli Stati membri e rendere possibile lo sbarco”, confida il commissario Dimitris Avramopoulos, provato dagli ultimi giorni ma ora soddisfatti per l’esito ottenuto.“Non è stato facile ma ha funzionato. Io stesso sono stato in contatto diretto con un certo numero di ministri. Ho anche chiesto pubblicamente a tutti gli Stati membri di mostrare maggiore solidarietà”.Quello della solidarietà “è un messaggio che non mi stancherò mai di ripetere. Oggi sono lieto che i nostri sforzi abbiano mostrato risultati e che tutte le persone a bordo” delle due navi “stiano per essere sbarcati proprio in queste ore”.

“L’Europa non ha fatto una bella figura nelle ultime settimane”, aggiunge Avramopoulos, commissario alle migrazioni, nella sala stampa del Palazzo Berlaymont di Bruxelles, sede dell’esecutivo. “49 persone in balìa del mare, non è questa l’Ue, che invece è solidarietà e principi umanitari. Altrimenti l’Europa non c’è più”. Poi elenca, e ringrazia, i Paesi che hanno offerto accoglienza ai migranti: Italia, Francia, Germania, Lussemburgo, Portogallo, Romania, Irlanda e la stessa Malta. “Si tratta di soluzioni temporanee”, aggiunge il commissario,ribadendo la necessità di dar vita a una vera e propria politica comune sulle migrazioni, che comprenda la sicurezza dei mari e delle frontiere, la lotta al traffico di esseri umani, i rimpatri, la cooperazione allo sviluppo con i Paesi di origine e di transito dei flussi.

Il commissario ringrazia in particolare Malta, “il Paese più piccolo dell’Unione, che sta sostenendo uno sforzo immane nel gestire una situazione grave”. “In questo momento – spiega – si sta organizzando lo sbarco dei migranti, che saranno poi trasferiti nel Paesi che si sono offerti di dare ospitalità. Poi occorrerà accelerare i tempi per verificare chi ha effettivo diritti alla protezione internazionale”. Un grazie particolare va poi alla Spagna, “che anche nel periodo di Natale ha svolto un’attività frenetica di soccorso in mare”. Chiarisce poi che tutte le navi presenti nel Mediterraneo dovranno rispettare le regole del diritto internazionale, mentre conferma che la situazione interna della Libia non consente di rimpatriarvi i migranti.“Bisogna impegnarsi per ridurre i flussi in arrivo, ma migranti comunque arriveranno. Per questo serve un meccanismo europeo chiaro e sostenibile”, andando oltre gli accordi temporanei” come quello raggiunto in questa fase.

“Dobbiamo aiutare i Paesi più esposti” ai flussi, sottolinea Avramopoulos, “in attesa che si arrivi alla riforma di Dublino. È urgente, dice, cambiare “le regole europee in materia di asilo”. Infine il commissario, sollecitato dalla domanda di un giornalista, ribadisce: “La Commissione europea non esercita alcuna pressione sui governi dei Paesi membri”, perché non ha le competenze né i poteri per farlo, “ma si impegna a coordinare gli sforzi di quei Paesi che si rendono disponibili a collaborare”. “Dalla tragica situazione del 2015 si sono fatti parecchi passi avanti. Allora eravamo stati presi tutti alla sprovvista. Ora occorrono meccanismi permanenti di risposta alle migrazioni”.

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