Vescovo Bresciani: “Che cosa significa celebrare il Natale oggi?”

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DIOCESI – “Mi domando sempre che cosa significhi celebrare il Natale oggi. Insisto su questo “oggi”, perché Dio vuole parlarci ‘oggi’. Egli non è una realtà del passato da celebrare con inutile nostalgia. Sicuramente, possiamo rispondere con una certa facilità, che il Natale riguarda la memoria di ciò che l’amore immenso di Dio ha compiuto mandandoci Gesù per liberarci dal male che mortifica la nostra vita e le toglie quella luce che permette il pieno sviluppo delle potenzialità di bene che le sono intrinseche”.

Con queste parole il Vescovo della diocesi di San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto, Mons. Carlo Bresciani, ha aperto l’omelia pronunciata nel giorno di Natale presso la Cattedrale Madonna della Marina.

“Ma il Natale – ha spiegato il vescovo Bresciani –  che nel tempo si è arricchito di tradizioni celebrative -non solo religiose, ma anche profane-, rischia sempre più di essere sepolto da queste ultime e di non essere più capito nella sua realtà. Rischia di diventare una festa secolare misurata sulla quantità di consumi, -e di autentici sprechi!-, sulla quantità di luci per le strade e nei negozi e non sull’opera di Dio per noi. Non sono preoccupato per quello che altri fanno, né voglio lasciarmi prendere da una facile critica, ma è certo che da cristiani non dobbiamo lasciarci coinvolgere da logiche celebrative che di fatto ci ruberebbero il Natale e con esso anche quel Dio che vogliamo celebrare. Non mi disturba affatto che si faccia festa anche nelle strade, anzi, fino a un certo punto ne godo con tutti voi: non siamo solo spirito e la festa è anche festa del corpo.

Vorrei però che il mistero di Dio, il mistero del Natale, non venga offuscato nella nostra mente e che essa resti vigile, non distratta e soddisfatta più dall’esteriorità e dall’opulenza che dall’esperienza dell’amore di Dio in Gesù che incontriamo nel Natale.

Carissimi che cosa vediamo in quella grotta di Betlemme? Tutti vediamo un bambino in braccio a una madre, un bue, un asinello e là in fondo, un po’ in ombra Giuseppe che forse sta raccattando un po’ di legna per accendere un fuocherello che riscaldi un po’ più l’ambiente.
Anche chi non crede vede questo e forse ne resta commosso, perché è pur sempre un quadro di grande emotività e tenerezza. Ma questo a noi non basta, non basta agli occhi della fede che è invitata ad andare oltre ciò che appare agli occhi umani. L’uomo superficiale vede, si commuove forse per qualche momento, forse ha anche un moto di comprensibile tenerezza, ma non coglie ciò che lì si è compiuto: la luce vera, di cui parla il Vangelo, non entra nel suo animo e non fa germogliare la vita vera.

Dobbiamo, quindi, ravvivare e tenere desti gli occhi della fede, per accogliere il mistero che si è fatto visibile nel Natale: vale a dire il mistero di Dio che in Gesù si rende presente nel mondo, per cui possiamo veramente dire che lì c’è Dio! Lì c’è veramente Dio ed è lì per noi, per te, per me. Lì c’è il vero modo di Dio di rendersi presente nel mondo, il suo modo di indicarci la via per la salvezza nostra e dell’umanità.

Egli vuole salvarci indicandoci dove sta la vita vera, quella che lui inizia nel mistero del Natale: non nelle apparenze, non nella festa superficiale, nel divertimento fine a se stesso o nell’aumento dei consumi o in cose del genere, ma nella capacità di un amore vero che sa accettare anche il posto più scomodo, se necessario; che non vanta nessuna superiorità anche quando potrebbe ben a ragione farlo; che non si chiude all’altro nella difesa di se stesso e dei propri presupposti interessi o diritti violati.

Molte volte si è detto che solo l’amore salverà il mondo, e noi con lui, e questo è vero. L’egoismo di singoli o di nazioni non ha mai salvato nessuno, né mai lo salverà; ha solo creato e continua a creare divisioni, guerre e una quantità immensa di sofferenza umana. Solo l’amore ci salverà, ma che cosa significa amare lo comprendiamo solo se entriamo nel Mistero del Natale, nel mistero di quel Dio che per amore si fa piccolo e non si impone a nessuno.E allora ritorno alla domanda da cui sono partito: che cosa significa celebrare il Natale oggi?

Se è vero che solo l’amore ci salverà, e che il Natale è la rivelazione dell’amore di Dio, io credo che il Natale significhi ritornare a questa verità fondamentale e riprendere l’impegno a tessere le nostre relazioni personali, familiari, comunitarie e perfino internazionali con la logica che da quella grotta promana sul mondo intero: è la logica di chi non si chiude mai su se stesso, di chi rifiuta ogni prevaricazione, ma va incontro all’altro come ha fatto Dio che “da ricco che era si fece povero per arricchire noi” (cfr 2Cor 8, 9).

Se Dio ci darà la grazia di comprendere ciò, entreremo nello spirito del Natale e, se vivremo insieme con lui così, saremo in pienezza figli di Dio insieme con Gesù.

Carissimi, il mio augurio di Natale è proprio questo: che possiate tenere vivi gli occhi della fede in mezzo alle tante distrazioni del mondo e comprendere fino in fondo che solo l’amore vissuto sullo stile di Gesù ci salverà, non altro: incontrerete allora la gioia e la pace che è stata annunciata dagli angeli sulla grotta di Betlemme.

Buon Natale a voi, alle vostre famiglie, alle vostre comunità, a tutti”.

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