Istat: per gli italiani contano salute, istruzione e sicurezza

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Stefano De Martis

Salute, istruzione e formazione, sicurezza: secondo l’Istat sono questi i fattori che gli italiani considerano più rilevanti per il loro benessere. La politica e le istituzioni si collocano in coda alla classifica, ma anche le relazioni sociali ricevono un punteggio basso, con una ridotta soddisfazione per le relazioni amicali e un basso livello di fiducia negli altri. Un esito in linea con quanto è emerso anche in altre recenti analisi della società italiana, a cominciare da quella del Censis. La rilevazione qualitativa compiuta dall’Istituto nazionale di statistica presso le famiglie italiana è stata effettuata tra ottobre e novembre ed è contenuta nel più ampio Rapporto Bes (Benessere equo e sostenibile).

Il Rapporto analizza 130 indicatori riferiti a 12 ambiti chiamati “domini”:

salute; istruzione e formazione; lavoro e conciliazione dei tempi di vita; benessere economico; relazioni sociali; politica e istituzioni; sicurezza; benessere soggettivo; paesaggio a patrimonio culturale; ambiente; innovazione, ricerca e creatività; qualità dei servizi. Nelle valutazioni degli italiani, rispetto a una precedente indagine del 2011, l’importanza della salute è una conferma, mentre risultano in crescita la rilevanza della formazione e quella della sicurezza. Temi come l’ambiente e il patrimonio culturale superano gli aspetti più direttamente economici del benessere. La rilevazione presenta risultati sostanzialmente analoghi su tutto il territorio nazionale (con l’eccezione di un minore interesse nel Sud per l’innovazione e la ricerca) e tra uomini e donne. Più significative le differenze relative all’età e al livello d’istruzione. I giovani tra i 18 e i 29 anni danno più rilevanza alle relazioni sociali, all’innovazione, al benessere come “soddisfazione per la propria vita”.

Tra gli anziani spicca la maggiore importanza riservata al tema della sicurezza personale, che raccoglie un particolare interesse anche tra le persone con un livello d’istruzione più basso. Viceversa, tra i laureati hanno maggiore apprezzamento gli indicatori relativi all’innovazione, al paesaggio e anche al lavoro e alla politica.

Passando dall’indagine qualitativa all’analisi delle variazione statistiche degli indicatori di Bes, nel 2017 quasi il 40% di tali indicatori ha registrato una variazione positiva rispetto all’anno precedente, ma circa un terzo di essi (il 31,8%) ha mostrato un peggioramento e il 29,1% è rimasto stabile. I domini che hanno avuto la maggiore diffusione di andamenti positivi sono stati innovazione, ricerca e creatività (86%), benessere economico (80%) e lavoro e conciliazione dei tempi di vita (67%). Anche in questo tipo di analisi il dominio delle relazioni sociali risulta penalizzato, anzi, è quello che ha mostrato l’andamento più problematico. Rispetto ai tre capisaldi del benessere indicati dalle famiglie, per salute e istruzione si è avuto un peggioramento, per la sicurezza si è avuto invece un miglioramento rispetto all’anno precedente. Nel confronto con il 2010, l’andamento positivo ha interessato più della metà degli indicatori (53,4%), con una significativa incidenza dei domini della salute e dell’ambiente. Ma ben il 36,2% ha subito un peggioramento “a segnalare – sottolinea l’Istat – la difficoltà di un pieno recupero delle condizioni di benessere sperimentate prima della crisi economica”. In particolare, gli indicatori che compongono il dominio del benessere economico non hanno ancora recuperato lo scarto con i valori del 2010. Anche in questo confronto di medio periodo le relazioni sociali (insieme a paesaggio e patrimonio culturale) rappresentano il dominio segnato da un più deciso peggioramento, con risultati negativi per la maggioranza degli indicatori che ad esso sono riferiti.

Per quanto riguarda i profili regionali, una novità del Rapporto di quest’anno, l’Istat osserva che “la geografia del benessere equo e sostenibile non si discosta sostanzialmente dall’usuale ripartizione del territorio italiano” con “il Nord in una situazione più favorevole rispetto alle regioni centrali e meridionali”.

Rispetto all’indicazione generale, emergono alcune eccezioni di rilievo. Il Piemonte e la Liguria, per esempio, si discostano dalle altre regioni settentrionali per una quota di indicatori nell’area dell’eccellenza piuttosto bassa. Il Lazio, a sua volta, presenta un profilo del benessere decisamente “polarizzato”: l’alta concentrazione di indicatori di difficoltà lo avvicina più all’Abruzzo che alle altre regioni del Centro, mentre la quota di indicatori nell’area dell’eccellenza è superiore a quello di tutte le altre regioni centrali. La più alta concentrazione di indicatori nell’area della difficoltà caratterizza Calabria, Sicilia e Campania, mentre l’Abruzzo e la Sardegna – osserva ancora l’Istat – si distinguono per una situazione del benessere più positiva rispetto alle altre regioni del Sud. A livello nazionale, gli indicatori di Bes esprimono i migliori risultati nelle province autonome di Trento e Bolzano e nelle regioni a statuto speciale della Valle d’Aosta e del Friuli-Venezia Giulia. Un profilo di benessere medio-alto si registra in Lombardia ed Emilia-Romagna.

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