Non abbandonare gli anziani

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Giovanni M. Capetta

“Non gettarmi via nel tempo della vecchiaia, non abbandonarmi quando declinano le mie forze”. Dopo aver caldeggiato la capacità dei neo sposi di “lasciare” il padre e la madre, perché nessuno fraintenda questo invito, il Papa fa suo il grido del salmo 71 e intima alle famiglie cristiane non solo di non abbandonare i propri anziani, ma di valorizzarli in tutte le loro risorse spesso inesplorate. L’invito è quello di contrastare frontalmente la tendenza delle odierne società occidentali, capaci di emarginare le persone avanti negli anni riducendole alla solitudine e spesso all’indigenza.

Dobbiamo sostituire indifferenza e disprezzo con “un senso collettivo di gratitudine, di apprezzamento, di ospitalità” (AL 191). Si tratta di mettersi nei panni di persone che hanno percorso la stessa strada prima di noi, padri e madri, parenti e conoscenti, che possono trasmetterci fruttuosamente la loro esperienza. Chi visita un anziano non dona soltanto, spesso riceve come e più che da ogni incontro. Il desiderio del Papa è “una Chiesa che sfida la cultura dello scarto con la gioia traboccante di un nuovo abbraccio tra i giovani e gli anziani!” (AL 191). Perché questo abbraccio si concretizzi è necessario che le generazioni degli adulti favoriscano l’incontro, educhino al rispetto e alla premura, indichino a chi si affaccia alla vita il tesoro di umanità che gli anziani custodiscono e spesso non vedono l’ora di condividere. Con un’espressione di San Giovanni Paolo II, il Papa ricorda che “gli anziani aiutano a percepire la continuità delle generazioni, con il carisma di ricucire gli strappi […] Coloro che rompono i legami con la storia avranno difficoltà a tessere relazioni stabili e a riconoscere che non sono i padroni della realtà” (AL 192). È vero che spesso sono i nonni che tengono unite le famiglie, che fanno da pacieri fra figli e nipoti e che di frequente poi sono loro a contribuire in maniera decisiva alla trasmissione della fede dei più piccoli. Ecco, dunque, che in quanto portatori della memoria storica (quella che molti di loro tendono a conservare rispetto a quella breve) nonni ed anziani possono essere vissuti non come un peso ma come una risorsa, pur non disconoscendo tutta la fatica e la pazienza che necessita spesso l’accudimento di un parente avanti negli anni. Quanto sarebbe bello che in ogni condominio non vi sia neppure un anziano solo, ma ciascuno possa avere la sua dose di calore, i suoi minuti di parole affettuose e di ascolto attento. Spesso non è richiesto altro.
Ci sono persone che hanno bisogno di grandi cure e si devono spesso affidare a badanti che non conoscono perché i parenti non riescono a seguirli in prima persona, ma ci sono anche persone autosufficienti che hanno solo desiderio di fendere la nebbia di solitudine che li circonda. Sono tante queste persone nelle nostre città e nei nostri quartieri, a loro possiamo provare a tendere la mano, dedicare una qualche attenzione in più che vada oltre ad un saluto fugace sulla porta. Conservare un rapporto di confidenza con i propri anziani e con gli anziani che paiono non essere di nessuno potrebbe ripopolare le nostre strade di nonni che tengono per mano nipoti e giovani che sorreggono chi nonni magari non sono ma hanno tanto da donare con la loro stessa età.

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