Sorelle Clarisse: “Che cosa ci chiede il Signore?”

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DIOCESI – Lectio delle Sorelle Clarisse del monastero Santa Speranza in San Benedetto del Tronto.

Siamo in tempo di Avvento! Un tempo forte in cui ci sentiamo chiamati ad atteggiamenti particolari, in cui siamo sollecitati a vegliare, a riscoprire il silenzio, la riflessione, il desiderio dell’attesa, un tempo in cui, spesso, moltiplichiamo gli impegni per non arrivare impreparati a vivere il Natale, un tempo pieno di veglie, novene, un tempo di conversione, di riscoperta della Parola…un tempo di lavoro, insomma!
E’ bella la Parola di questa domenica…perché ci viene a dire che, la gran parte del lavoro, invece, la fa Dio!!
Scrive così il profeta Baruc: «…Dio ha deciso di spianare ogni alta montagna e le rupi perenni, di colmare le valli livellando il terreno, perché Israele proceda sicuro sotto la gloria di Dio…perché Dio ricondurrà Israele con gioia alla luce della sua gloria…».
Anche nel Vangelo leggiamo: «Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato; le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie spianate. Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio».
C’è un lavoro di Dio, continuo e mai domo, per “scortarci” lungo la strada della nostra vita, un Dio che ci accompagna e mai ci abbandona, un Dio che ha fatto e fa grandi cose per noi, che, ogni giorno, ci dà tutto il necessario per farci procedere nel cammino. Addirittura, continua Baruc, «anche le selve e ogni albero odoroso hanno fatto ombra a Israele per comando di Dio». Un lavoro che possiamo toccare con mano nella sua Parola, una Parola che non è astratta, fuori dal tempo, generica ma è quella Parola, quel “lavoro” che Dio compie per me, oggi!
L’inizio del Vangelo di questa domenica ce lo conferma: «Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell’Iturea e della Traconitide, e Lisania tetrarca dell’Abilene, sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la Parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto».
L’evangelista non vuol farci una lezione di storia o di geografia, quanto piuttosto confermarci che la Parola di Dio è un fatto concreto che avviene nella nostra vita, così come, in quel tempo e in quel luogo, accadde per Giovanni.
Che cosa ci chiede allora il Signore? Fidarci di Lui, di tutto il lavoro che ha fatto per noi, e farlo deponendo «le vesti del lutto e dell’afflizione», rivestendoci «dello splendore della gloria che ti viene da Dio per sempre», avvolgendoci «nel manto della giustizia di Dio» …in altre parole, facendoci belli per far festa e godere di quanto Lui ci ha preparato, per godere della vita con Lui!
Non rimaniamo, quindi, fermi in quel lutto, in quell’afflizione che non ci permettono di vedere al di là del buio, al di là dell’orizzonte, un Dio che torna continuamente a noi, perché noi possiamo tornare continuamente a Lui.

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