Onora il padre e la madre

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Giovanni M. Capetta

Lo stile di vita secondo una “fecondità allargata” è quello che il Papa propone anche in altro modo chiedendo ai coniugi di non chiudersi nel proprio nucleo famigliare ma di aprirsi al cerchio dei genitori, degli zii, dei cugini ed anche dei vicini. Tenere larghe le maglie della famiglia significa avere la volontà di intercettare più facilmente quel parente che ha bisogno di aiuto, sta vivendo una solitudine o una sofferenza particolare, ma significa anche mettersi nelle condizioni di ricevere molto da tanti che altrimenti resterebbero fuori dal virtuoso circolo delle relazioni. E nel contesto di queste relazioni allargate, il primo invito del Papa è quello di sapersi sempre riconoscere come figli: “tutti siamo figli. E questo ci riporta sempre al fatto che la vita non ce la siamo data noi, ma l’abbiamo ricevuta” (AL 188). La conseguenza naturale di questa consapevolezza è di vivere con gioia il quarto comandamento, ovvero onorare il padre e la madre. Una famiglia in cui si perde questo legame di rispetto e amore per i genitori è una famiglia destinata ad avere il fiato corto perché ha voluto camminare senza la sua storia, senza le radici che fondano la sua identità. “Una società di figli che non onorano i genitori è una società senza onore” (AL 189). Ma essere figli che onorano i genitori non vuol dire annacquare o addirittura negare la parola della Genesi confermata da Gesù per cui “l’uomo lascerà suo padre e sua madre” (Gen 2,24). “Questo a volte non si realizza – avverte il Papa – e il matrimonio non viene assunto fino in fondo perché non si è compiuta tale rinuncia e dedizione” (AL 190). Non trascurare i genitori non significa non prendere risolutamente la decisione di lasciarli “in modo che la nuova casa sia la dimora, la protezione, la piattaforma e il progetto e sia possibile diventare realmente una sola carne” (ibid.). Quattro sostantivi che sono un programma ampio e dinamico, in cui alla dimensione verso l’interno (dimora e protezione), si unisce quella di punto di partenza per uscire e aprirsi al mondo (piattaforma e progetto). Cosa significa quindi lasciare? Si tratta di posizionarsi alla giusta distanza dalle famiglie di origine e fare in modo che genitori e suoceri non occupino lo spazio che permette alla nuova famiglia di fiorire e crescere. L’esempio che il Papa cita è emblematico: quelle situazioni in cui un coniuge nasconde all’altro quello che dice ai suoi genitori! Una situazione che non può durare a lungo e necessita una correzione e una crescita, ma gli esempi si potrebbero moltiplicare: è giusto che un genitore/suocero chieda di avere le chiavi della casa dei nuovi sposi? E se sì con che libertà dovrebbe usarle? Ai corsi fidanzati capita di indicare quale sia il minimo di km che dovrebbero distanziare la nuova casa dalla casa d’origine per arginare e contenere anche fisicamente i tentativi, più o meno inconsci, dei genitori di intromettersi e interferire con le decisioni e l’esclusività che è giusto viva la coppia di sposi. E se, invece, i genitori anziani, non più autosufficienti, dovessero gravare sulle spalle dei figli e addirittura trasferirsi in casa loro? Un’altra situazione ancora, in cui onorare questa volta potrebbe voler dire aprire le porte… Insomma “il matrimonio sfida a trovare un nuovo modo di essere figli” (ibid), figli amorevoli ma non bamboccioni, responsabili e non dipendenti, rispettosi ma liberi.

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