Papa Francesco: a Santa Marta, l’annuncio “non è né proselitismo, né pubblicità, né marketing”

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L’annuncio di Gesù Cristo è portare “non una notizia semplice” ma “l’unica grande Buona Notizia”. Lo ha spiegato il Papa, nell’omelia della Messa celebrata ieri a Santa Marta, in cui nella festa di sant’Andrea apostolo, ha esortato ad essere “vicini alla Chiesa di Costantinopoli, la Chiesa di Andrea”, pregando “per l’unità delle Chiese”. L’annuncio del messaggio cristiano – ha spiegato Francesco, secondo quanto riferisce Vatican News – “non è un lavoro di pubblicità, fare pubblicità per una persona molto buona, che ha fatto del bene, ha guarito tanta gente, e ci ha insegnato cose belle. Neppure è per fare proselitismo. Se qualcuno va a parlare di Gesù Cristo, a predicare Gesù Cristo per fare proselitismo, no, questo non è annuncio di Cristo: questo è un lavoro, di predicatore, retto dalla logica del marketing. Che cosa è l’annuncio di Cristo? Che non è né proselitismo né pubblicità né marketing: va oltre. Come si può capire questo? È prima di tutto essere inviato”. Essere dunque inviati “alla missione”, facendo entrare “in gioco la propria vita”. L’apostolo, l’inviato che “porta avanti l’annuncio di Gesù Cristo”, ha sottolineato Francesco, “lo fa a condizione che metta in gioco la propria vita, il proprio tempo, i propri interessi, la propria carne”. Il Papa ha ricordato quindi un detto argentino, che implica “mettere la propria carne sulla griglia”, cioè mettersi in gioco: “Questo viaggio, di andare all’annuncio, rischiando la vita, perché io gioco la mia vita, la mia carne – questo viaggio – ha soltanto il biglietto di andata, non del ritorno. Ritornare è apostasia. Annuncio di Gesù Cristo con la testimonianza. Testimonianza vuol dire mettere in gioco la propria vita. Quello che io dico lo faccio”. La parola, “per essere annuncio”, deve essere testimonianza, ha ribadito Francesco, parlando di “scandalo” a proposito di quei cristiani che dicono di esserlo e poi vivono “come pagani, come non credenti”, come se non avessero “fede”. Di qui l’invito alla “coerenza, tra la parola e la propria vita: questo si chiama testimonianza”. L’apostolo, l’annunciatore, “quello che porta la Parola di Dio, è un testimone”, che gioca la propria vita “fino alla fine”, ed è “anche un martire”, ha concluso Francesco, ricordando che è stato Dio Padre che “per farsi conoscere” ha inviato “suo Figlio in carne, rischiando la propria vita”. Un fatto che “scandalizzava tanto e continua a scandalizzare”, perché Dio si è fatto “uno di noi”, in un viaggio “con biglietto soltanto di andata”.

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