Le associazioni cattoliche in campo per ribadire che “oggi più che mai abbiamo bisogno di un’Europa unita”

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Stefania Careddu

Alla vigilia ormai della campagna per le elezioni europee, che “rischia di trasformarsi in un referendum pro o contro l’Europa”, sette associazioni cattoliche – Azione Cattolica, Acli, Comunità di Sant’Egidio, Cisl, Confcooperative, Fuci e Istituto Sturzo – hanno scelto di scendere in campo per ribadire che “oggi più che mai abbiamo bisogno di un’Europa unita”. Proprio per contrastare “le spinte che mirano alla dissoluzione del progetto europeo”, dalle pagine di Avvenire hanno rivolto a “tutti i concittadini” un appello, rilanciato anche da un convegno che si è svolto a Roma nel Palazzo della Cooperazione. “Parlare di Europa significa per noi oggi saper dire, in maniera precisa e concreta, chiara, comprensibile per tutti, l’importanza fondamentale che la permanenza e anzi il consolidamento e lo sviluppo delle istituzioni europee ricopre per tutti noi, per il nostro presente e per il nostro futuro”, ha riassunto Matteo Truffelli, presidente dell’Azione Cattolica, sottolineando che “occorre indicare senza reticenze gli indispensabili cambiamenti istituzionali di cui l’Europa ha bisogno per potersi rilanciare politicamente, riacquistando credibilità e significato agli occhi di cittadini oggi comprensibilmente scettici e disorientati”. “Siamo convinti – ha affermato a nome delle sette associazioni – che l’Unione europea deve cessare di essere soltanto un sistema di alleanze o una coalizione di interessi, per diventare una comunità di destini, a partire dai temi unificanti della crescita, del lavoro, della centralità della persona, della tutela della famiglia, della solidarietà, della lotta alla povertà e per la riduzione delle diseguaglianze sociali”.

È urgente cioè “un nuovo slancio che impegni tutti gli italiani di buona volontà in una grande opera collettiva sostenuta dalla visione positiva di ciò che può rappresentare l’Europa nel mondo di oggi e di domani”.

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

Ciò che serve “non è la divisione o la frammentazione, ma l’unità; serve non meno Europa, ma al contrario più Europa. Un’Europa popolare, sussidiaria e solidale, attenta ai bisogni dei cittadini e rispettosa delle culture, delle fedi e delle identità. Un’Europa autenticamente politica e non solo economica”, ha confermato il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, per il quale “l’Italia ha un bisogno forte dell’Europa e l’Europa ha una necessità vitale dell’Italia”. “Non credo che nessuno ci guadagnerebbe da un ipotetico distacco”, ha chiarito il presidente della Cei evidenziando che “abbiamo bisogno di un’Europa unita, pacificata e solidale, che non speculi sui conflitti sociali e sulle divisioni politiche, che non pratichi l’incultura della paura e della xenofobia, ma che costruisca, con animo puro, la cultura della solidarietà per un nuovo sviluppo della promozione umana”.

“Tutti gli ‘ismi’sono negativi: no al populismo e no al nazionalismo”,

ha tagliato corto il card. Bassetti rilevando che “soprattutto le nazioni che sono bagnate dal Mediterraneo è importante che camminino insieme perché da soli si va poco lontano”. “Se vincono i singoli egoismi nazionali non c’è Europa che tenga e l’innalzamento dei muri è da un lato il triste epilogo di chi non sa dare una risposta e quindi preferisce chiudere gli occhi; e dall’altro lato, è un tragico avvertimento per quello che potrebbe accadere in futuro”, ha ammonito il card. Bassetti ricordando che, di fronte alla sfida delle migrazioni, l’urgenza è quella di “coniugare carità e responsabilità”. Servono “idee e progetti, serve la grande politica quella con la ‘p’ maiuscola a cui faceva riferimento La Pira”, ha aggiunto il presidente della Cei che ha invitato i cattolici ad un impegno politico che è “un impegno fondamentale del loro essere cristiani”.

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

“Se costruiamo muri, ci perdiamo tutti”, ha osservato da parte sua il sociologo Stefano Allievi  per il quale “la strada giusta” è quella di impegnarsi in “un’alleanza per lo sviluppo sostenibile nell’orizzonte europeo, per il bene dell’Italia”. “Non bisogna avere paura delle idee, ma dare loro una gerarchia, provare ad organizzare il pensiero davanti a quello che sta accadendo, in un momento in cui c’è tanto nero, un colore dominante e ideologico”, gli ha fatto eco Marco Tarquinio, direttore di Avvenire, che ha moderato i lavori del Convegno. “Se crediamo che le mura servano ad escludere abbiamo perso la nostra anima cristiana”, ha concluso Tarquinio ribadendo che “i cristiani devono fare insieme la stessa strada e dire insieme le parole di cui c’è bisogno, prima fra tutte ‘fraternità’”.

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