Chiese dismesse: “riusare e reintegrare oggetti sacri in altri luoghi di culto”

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Quando una chiesa viene dismessa, che cosa succede agli oggetti al suo interno? È il tema trattato da Maud de Beauchesne-Cassanet, responsabileDipartimento arte sacra della Conferenza episcopale francese (Cef). Prendendo la parola al convegno “Dio non abita più qui? Dismissione di luoghi di culto e gestione integrata dei beni culturali ecclesiastici” in corso presso la Pontificia Università Gregoriana, l’esperta illustra le caratteristiche della legge francese sulla dismissione del patrimonio ecclesiastico – 255 chiese dismesse o vendute in Francia dal 1905 – e si concentra sugli oggetti mobili, soggetti al diritto civile, canonico e patrimoniale. E spiega: “Un’attenta pianificazione da parte di un gruppo di operatori competenti sotto la supervisione del vescovo dovrebbe predisporre un piano d’azione che possa includere distruzione, vendita, classificazione legale per scopi patrimoniali e trasferimento”. Tra gli oggetti contenuti in una chiesa vi possono essere reliquie “che non possono essere vendute”. In generale, la procedura da seguire include la compilazione di un inventario completo e il discernimento sulla qualità degli oggetti che porta alla loro distruzione o al loro trasferimento ad altre chiese vicine, a un museo o a chiese più povere di altri continenti. “Prima che gli oggetti vengano rimossi spesso si celebra un’Eucaristia finale”. A conclusione, de Beauchesne-Cassanet porta l’esempio di una chiesa in rovina, Notre-Dame du Rosaire aux Lilas, che è stata sostituita da una chiesa in stile architettonico contemporaneo, attenta al riuso e all’integrazione di alcuni oggetti sacri, migliorando così l’identità della comunità. Per la relatrice “l’importanza non sta nell’oggetto in sé, ma nella sua ricezione in un nuovo luogo”.

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