La Caritas contro caporalato e sfruttamento: in 4 anni assistiti 5.000 lavoratori

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Patrizia Caiffa

Sono circa 5.000 i lavoratori migranti sfruttati o soggetti a forme di caporalato nelle campagne italiane che il Progetto Presidio di Caritas italiana ha assistito negli ultimi 4 anni, in 18 diocesi italiane. Un progetto che è diventato fiore all’occhiello delle attività Caritas, una buona prassi apprezzata anche all’estero e che ha già ricevuto numerosi riconoscimenti pubblici. Oggi a Roma è stato presentato il volume “Vite sottocosto” che fa il bilancio di questi anni. Ed è stata rilanciata la terza edizione, il Progetto Presidio 3.0: oltre all’assistenza e tutela legale e sanitaria, alla distribuzione di beni di prima necessità attraverso presidi fissi e mobili, ora nelle 13 diocesi coinvolte si lavorerà anche in ambito culturale, coinvolgendo i datori di lavoro e le comunità dei territori. Obiettivo: la promozione della cultura dei diritti umani e della legalità.

L’85% lavora nell’agricoltura. Dal data base di Presidio risultano 4.954 persone, di 47 nazionalità differenti, incontrate nei primi 4 anni del Progetto Presidio.

Il 60% non possiede un contratto di lavoro. Il 71% viene retribuito a giornata, il 9% a cottimo, il 10% ad ore.

L’età media delle circa 5.000 persone che si sono rivolte ai presidi Caritas nelle diocesi coinvolte è di 34 anni, il 3,6% sono minori. L’87% sono uomini, il 13% donne. L’85% ha ricevuto una istruzione primaria e secondaria di primo grado, il 15% una istruzione secondaria e terziaria. Solo l’11% dichiara di conoscere la lingua italiana. Ci sono delle caratterizzazioni etniche a seconda dei territori:

i romeni a Ragusa, i ghanesi a Caserta, i burkinabé ad Acerenza e Melfi-Rapolla-Venosa, i maliani a Saluzzo, i senegalesi a Foggia, i tunisini a Nardò-Gallipoli e Ragusa, i marocchini a Teggiano-Policastro, i gambiani a Foggia.

L’85% dei lavoratori è impiegato nell’agricoltura, il 7% nell’edilizia, l’1,6% nel settore domestico.  Due terzi dei lavoratori hanno familiari in Italia. La maggioranza delle persone assistite attraverso presidi fissi e mobili ha ricevuto risposte a bisogni di base come vitto, vestiario, fornellini per cucinare. A circa 2.000 persone è stata fornita assistenza sanitaria. A molti anche consulenza legale.

“Percezione distorta aggrava problemi”. Il progetto intende anche svelare i “falsi modelli”, ossia “una percezione distorta di un fenomeno” che “porta a pressioni politiche e all’individuazione di soluzioni che sovente non centrano l’obiettivo, lasciando le problematiche aperte e sempre più aggravate dalla loro cronicizzazione”. Lo ha affermato don Francesco Soddu, direttore di Caritas italiana, presentando Presidio 3.0. “È bene ribadire – ha detto – che lo sfruttamento e le migrazioni sono le basi dell’agricoltura globale: le enclave concentrano la produzione in numerosi territori del Sud Europa, per basare la produzione su una manodopera a basso prezzo, che consente di contenere i prezzi e aumentare i profitti; sia al Sud che anche al Nord Europa, la maggior parte della manodopera del settore agricolo è costituita da migranti”. In questo scenario di fondo, ha proseguito, “domina la falsa opinione che quella dei migranti sia una presenza temporanea; e tale opinione è utile a coloro che si occupano di politiche pubbliche, perché, diversamente, a fronte di una presenza stabile, occorrerebbe consentire alle suddette persone di accedere ai servizi pubblici, sanitari, scolastici, ecc.., oltre che di tutelare i loro diritti sul lavoro, pensiamo anche solo alla previdenza”. Il privato sociale, e anche le Caritas diocesane che operano in questo ambito, si ritrovano “spesso a tappare le lacune di un sistema di welfare, di un mercato del lavoro, e di una politica di gestione dei flussi migratori, che non sembrano dialogare fra loro su basi obiettive e scevre di tentazioni ideologiche”.

Decreto sicurezza: “alimenterà illegalità”. Con il Decreto sicurezza e immigrazione “purtroppo peggioreranno le condizioni dei lavoratori migranti e dei migranti in genere, che cadranno nell’irregolarità per la mancanza di un permesso di soggiorno per motivi umanitari”, ha detto al Sir Oliviero Forti, responsabile dell’ufficio immigrazione di Caritas italiana.

“Tante di queste persone le troveremo sfruttate nei campi, perché senza diritti e senza permesso di soggiorno si è più fragili. Tutto questo non farà altro che alimentare illegalità”.

“Attendiamo che il decreto arrivi alla sua fase conclusiva con l’approvazione alla Camera e dopo insieme valuteremo le risposte più adeguate”, ha precisato. Pietro Simonetti, consulente della Regione Basilicata, ha detto nei ghetti di Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia vivono circa 18.000 persone. Perciò ha annunciato la volontà delle cinque regioni di “eliminare i ghetti entro due anni, utilizzando 44 milioni di euro di fondi Ue”. Il ghetto, ha spiegato l’avvocato Caterina Boca, di Caritas italiana, “fa parte del rapporto di sfruttamento, perché se vivi lì puoi rimanere nella filiera e lavorare”. Le attività di Presidio in questi anni hanno invece “costruito rete e rapporti di fiducia con le persone, che in questo modo si sono fatte aiutare. Ora i nuovi obiettivi sono lavorare con le organizzazioni datoriali e i sindacati e utilizzare gli strumenti giuridici per contrastare il fenomeno”. La creatività, ha concluso Manuela De Marco, di Caritas italiana, “sarà la principale caratteristica di questo progetto di frontiera: gli operatori sono infatti esposti a rischi personali, tante sedi sono state devastate. Ma continuiamo anche se la politica sta segnando passi indietro in questo senso”.

Nelle serre del ragusano. Nel ragusano, ad esempio, dove ci sono migliaia di migranti che lavorano nelle serre di ortaggi che arrivano nei nostri supermercati, il Progetto Presidio ha assistito in questi anni 700/800 persone, tra cui molti bambini che non vanno a scuola. Per loro Caritas di Ragusa ha organizzato un laboratorio teatrale, culminato in uno spettacolo rivolto a tutta la cittadinanza. “Con Presidio 3.0 pensiamo di allargare le attività ai colleghi di Noto e al resto della Sicilia – ha detto al Sir Vincenzo La Monica, di Caritas Ragusa -. Ossia fornire formazione ai colleghi siciliani dove c’è presenza di lavoro agricolo e avviare una interlocuzione con i rappresentanti dei produttori, cercando insieme delle soluzioni”. Caritas Ragusa, che venerdì riceverà a Bologna il premio Colombe d’oro di Archivio Disarmo proprio per le attività di Presidio, è molto preoccupata per gli effetti del Decreto sicurezza sul territorio:

“Il nostro timore è che si creerà un vero e proprio commercio dei permessi di soggiorno, come è avvenuto negli anni passati”.

“Tutte le persone che hanno ora un permesso di tipo umanitario – ha spiegato – cercheranno di convertirlo in permesso di lavoro. Questo sarà oggetto di commercio, come già succede per i contratti di lavoro, le residenze, gli affitti. L’altra grande preoccupazione è che persone con diritti sempre meno riconosciuti possano finire molto più facilmente nelle mani del lavoro sfruttato, così come avveniva per i ragazzi che erano ospitati nei Centri di accoglienza straordinaria”.

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