Carlo Acutis e l’autostrada per il Cielo

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Riccardo Benotti

“Il fine non deve essere Carlo, ma Gesù. Se il suo esempio può essere un aiuto per arrivare a Gesù, ben venga. Che però Carlo non diventi il fine. A volte c’è un po’ di squilibrio, e io cerco sempre di rimettere le cose al loro posto”. A parlare è Antonia Salzano, la mamma di Carlo Acutis dichiarato venerabile da Papa Francesco pochi mesi fa. Alla vita di Carlo, e alla sua speciale devozione per l’Eucarestia, è dedicato anche il documentario “Segni” sui miracoli eucaristici presentato in anteprima internazionale in Filmoteca Vaticana.

Come avete accolto la decisione di Papa Francesco di rendere venerabile Carlo?
È stata una bella sorpresa. Non ci aspettavamo questa decisione in tempi così rapidi. Siamo stati contenti per tutti i fedeli di Carlo nel mondo, che ci scrivono continuamente. Riceviamo email da ogni angolo del pianeta. La decisione del Papa è stata motivo di consolazione per tutti coloro che, giovani o educatori, si rifanno a Carlo come modello per evangelizzare.

Che tipo di lettere ricevete?
Molte richieste di preghiera, attestazioni di grazia e di possibili miracoli che la Chiesa dovrà esaminare. Domande di materiale per catechisti, collegi, scuole, parrocchie. Sono in tanti coloro che vogliono raccontare Carlo.

Ci sono già state evidenze di miracoli?

Noi riceviamo attestazioni di persone che hanno ricevuto grazie, con documentazioni mediche.

Poi sarà la Chiesa a valutare e stabilire se ce n’è uno che possa essere adatto alla beatificazione.

È difficile essere la mamma di Carlo?
Se non mi santifico anch’io, un domani mio figlio dovrà venirmi a trovare in Purgatorio! È indubbiamente una responsabilità, ma mi fa tanto piacere vedere quanto bene sta facendo Carlo.

Vedo l’aiuto concreto che sta portando a tante persone.

La mostra sui Miracoli eucaristici è stata ospitata in tutti e cinque i continenti. Riceviamo testimonianze di persone che si sono convertite o riavvicinate alla fede dopo tanti anni in Asia, in Africa, in Australia, negli Stati Uniti, in America Latina, in Europa. È qualcosa di straordinario. Vedo i frutti di quello che ha fatto, pur avendo vissuto soltanto 15 anni. Ha lasciato tanto di sé.

Come è nato in Carlo questo trasporto speciale per l’Eucarestia?
Ha iniziato a fare la Comunione a 7 anni. Da allora, non ha mai mancato all’appuntamento quotidiano con la messa e un pochino di adorazione eucaristia prima o dopo la celebrazione. Per lui era fondamentale: se facevamo un viaggio, la sua preoccupazione era trovare una chiesa vicino all’albergo. Questo amore per l’Eucarestia, che lui chiamava “la mia autostrada per il Cielo”, lo ha portato ad essere presente nella vita parrocchiale. Intorno agli 11 anni, gli è stato chiesto di fare l’aiuto catechista e poi il catechista.

Si è reso conto di quante persone non frequentano i sacramenti neanche la domenica, dell’ignoranza che ci sia attorno a certi temi. Quindi ha ideato la mostra perché riteneva che fosse un mezzo efficace per scuotere le coscienze, per svegliare le persone che vivono l’Eucarestia come routine.

Voleva scuotere le anime e i frutti ci sono stati. Trascorreva ore a preparare i pannelli e gli scritti, durante l’estate si dedicava a questo invece di uscire con gli amici. È stato un sacrificio ma l’ho lasciato fare, anche perché non sminuiva la sua vita di studente. Ci teneva che le persone capissero l’importanza dell’Eucarestia.

Che ricordo si ha in famiglia di Carlo?
I fratelli sono nati quattro anni dopo la sua morte. Ne sentono parlare, lo pregano, lo sentono vicino. Sono bambini particolarmente devoti:

litigano per chi deve recitare il rosario tutti i giorni!

La figura di Carlo la vivono serenamente. Purtroppo non lo hanno potuto conoscere di persona, ma lo hanno sempre con loro.

Quali attese avete per il processo di beatificazione?
Carlo diceva che si fanno file chilometriche per assistere a un concerto o a una partita di calcio, ma davanti ai tabernacoli c’è il vuoto. Noi siamo più fortunati di coloro che vissero con Gesù, perché possiamo scendere sotto casa e andare nella chiesa più vicina per avere Gerusalemme con noi. Carlo ci teneva che le persone capissero questo dono immenso. Dio è con noi, e questo deve essere motivo di felicità e speranza per tutti. Anche quando dobbiamo sopportare le croci, perché Carlo diceva che “sul Golgota ci saliremo tutti”. Possiamo santificarci durante questo cammino.

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