Sindaci e Caritas diocesana: un impegno comune in favore dei bisognosi

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DIOCESI – Si è svolto nel tardo pomeriggio di venerdì 16 novembre presso la sede della Caritas Diocesana l’incontro organizzato dal nostro giornale con gli amministratori locali. L’evento si è svolto in due momenti: nella prima parte Marco Sprecacè, animatore di comunità del Progetto Policoro, Giuliano Vagnoni, incaricato diocesano del Sovvenire e Carlo Di Biagio, responsabile sanitario della Caritas hanno mostrato agli amministratori locali il lavoro svolto dalla Caritas in favore dei bisognosi, successivamente i sindaci dei comuni che insistono sul territorio della nostra diocesi hanno reso note quali sono le maggiori difficoltà che si riscontrano nel nostro tessuto sociale.

Durante il primo momento è emerso che la Caritas Diocesana, realizzata grazie ai fondi dell’8xmille, si avvale dell’aiuto di circa 100 volontari di cui 8 si occupano del Centro Ascolto, 6 della Barberia, 4 del vestiario e altrettanti dell’amministrazione. Ci sono anche giovani Servizio Civile che prestano il loro servizio in Caritas. Il numero delle donne che si rivolgono alla Caritas è leggermente superiore rispetto a quello degli uomini. La metà delle persone che richiedono aiuto ha un’età compresa fra i 35 e i 54 anni ed è in cerca soprattutto di un sostegno economico o è in cerca di lavoro. Nel complesso, l’87% delle richieste vertono sulla ricerca di beni e servizi materiali. In concreto questo significa ad esempio che lo scorso anno sono stati elargiti più di 21.000 oppure che sono state aiutate 250 famiglie attraverso pacchi alimentari. Il 47% delle persone che si sono rivolte alla Caritas in cerca di un impiego ha visto realizzarsi il sogno di avere un lavoro. Per quanto riguarda l’assistenza sanitaria, nel 2017 sono state erogate 738 prestazioni e una particolare emergenza si segnala nel campo della odontoiatria dove i 4 dentisti solo con grande difficoltà riescono a fornire cura alle tante persone che ne richiedono. Non meno importanti sono servizi di carattere igienico come le docce o la barberia.

Giuliano Vagnoni, incaricato diocesano del Sovvenire, ha illustrato alcuni aspetti fondamentali del “Sovvenire” alla Chiesa cattolica. In particolare ha sottolineato come l’8xmille sia ancora abbastanza incompreso dalla maggior parte delle persone, per non parlare del sistema attuale del sostentamento del clero.
In particolare Vagnoni ha raccontato un aneddoto: “Una signora mi ha confessato la sua difficoltà nel destinare l’8xmille alla Chiesa cattolica, perché è una pensionata e non ha più l’obbligo di inviare il CU all’Agenzia delle Entrate. C’è un modo semplice per esercitare il diritto di destinare l’8xmille, basta recarsi dal proprio parroco e chiedere chi è il referente del ‘sovvenire’. Egli vi consegnerà il modulo e vi spiegherà come apporre la firma e vi aiuterà a presentare il modello CU alla posta o al Caf”.

È toccato poi agli amministratori locali esplicitare quali sono le urgenze sociali del territorio, sollecitati dal nostro direttore Simone Incicco. Erano presenti: il Sindaco di San Benedetto del Tronto, Pasqualino Piunti; il Sindaco di Grottammare, Enrico Piergallini; il Sindaco di Cupra Marittima, Domenico D’Annibali; il Sindaco di Monteprandone, Stefano Stracci; il Sindaco di Cossignano, Roberto De Angelis; il Sindaco di Ripatransone, Alessandro Lucciarini; il Sindaco di Montedinove, Antonio del Duca; il Vice Sindaco di Montalto delle Marche, Graziella Cocci e in rappresentanza del comune di Acquaviva il Consigliere Comunale Franca Vertemati.
I sindaci hanno descritto all’unisono lo scenario del nostro territorio, notando come spesso ci si imbatte nelle povertà di tipo spirituale e nel dramma della solitudine, specialmente nei comuni dell’entroterra. Gli stessi amministratori si sono resi conto che il ruolo della Chiesa è insostituibile in questo campo, perché per sua propria natura essa sa rispondere meglio delle istituzioni a questo tipo di bisogni. Dal punto di vista materiale, costituiscono dei veri e propri problemi la crisi abitativa e il bisogno di lavoro. Questo tipo di problemi riguarda allo stesso tempo sia gli italiani, vecchi e nuovi, sia gli immigrati. Ad esempio molti albanesi si sono integrati lavorando prima come manovali e poi diventando piccoli imprenditori. Però con la crisi edilizia iniziata nel 2007 molti siano tornati nel loro paese e si sono sentiti. Altra fonte di impoverimento per il nostro territorio sono quei giovani che per necessità lavorative sono dovuti emigrare: si tratta di giovani che hanno acquisito competenze nelle nostre università e che però fanno fruttare i loro talenti all’estero, non trovando qui opportunità di realizzarsi. Tutti gli amministratori sono stati unanimi nel ringraziare la Caritas per il lavoro ancillare svolto sul territorio e che spesso riesce a coprire quelle lacune alle quali le istituzioni non riescono a far fronte.

Hanno concluso questo momento di confronto e di dialogo don Gianni Croci, direttore della Caritas Diocesana, e Fernando Palestini, presidente della Fondazione Chiaretti. Gli amministratori hanno potuto poi toccare con mano e apprezzare quanto la Caritas fa concretamente per le persone bisognose, visitando i locali della struttura che ogni giorno allevia le sofferenze di tante persone. Infine, i volontari hanno offerto a tutti i presenti un pasto etnico.

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