Papa Francesco: “Scandalosa indigenza”

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“Quello che ci fa ricchi non sono i beni ma l’amore”. Ne è convinto il Papa, che ha concluso l’udienza di oggi, pronunciata davanti a 12mila persone e dedicata al settimo comandamento – “Non rubare” – ricordando che “mentre l’umanità si affanna per avere di più, Dio la redime facendosi povero: quell’Uomo Crocifisso ha pagato per tutti un riscatto inestimabile da parte di Dio Padre, ricco di misericordia”. “Tante volte abbiamo sentito quello che il popolo di Dio dice: il diavolo entra dalle tasche”, ha aggiunto a braccio tracciando una sorta di fenomenologia della ricchezza usata male: “Prima viene il denaro, l’amore al denaro, l’affanno di possedere. Poi la vanità: ‘Ah, io sono ricco’, e mi vanto di quello. E alla fine l’orgoglio e la superbia. Questo è il modo di agire del diavolo in noi, ma la porta d’entrata sono le tasche”. “Non rubare”, ha sintetizzato Francesco, “vuol dire: ama con i tuoi beni, approfitta dei tuoi mezzi per amare come puoi. Allora la tua vita diventa buona e il possesso diventa veramente un dono. Perché la vita non è il tempo per possedere ma per amare”.

La catechesi del Papa comincia con una denuncia a braccio: “La ricchezza del mondo oggi è nelle mani della minoranza, di pochi, e la povertà, anzi la miseria e la sofferenza, di tanti, della maggioranza”. “Il mondo è ricco di risorse per assicurare a tutti i beni primari. Eppure molti vivono in una scandalosa indigenza e le risorse, usate senza criterio, si vanno deteriorando. Ma il mondo è uno solo! L’umanità è una sola!”, l’appello di Francesco. L’imperativo del settimo comandamento non può essere ridotto al semplice divieto di furto e di prevaricazione dei beni: “La sensibilità umana è molto suscettibile sulla difesa del possesso”, ma è molto meno disponibile ad analizzare il tema della proprietà dei beni alla luce della sapienza cristiana. Il riferimento è alla destinazione universale dei beni, così come è definita nel Catechismo della Chiesa cattolica. “La Provvidenza, però, non ha disposto un mondo ‘in serie’, ci sono differenze, condizioni diverse, così si può vivere provvedendo gli uni agli altri”, la tesi di Francesco: “Il mondo è ricco di risorse per assicurare a tutti i beni primari”.

“Ogni ricchezza, per essere buona, deve avere una dimensione sociale”, raccomanda ancora a braccio il Papa: “Se sulla terra c’è la fame non è perché manca il cibo!”, il monito: “Anzi, per le esigenze del mercato si arriva a volte a distruggerlo. Si butta”. “Ciò che manca è una libera e lungimirante imprenditoria, che assicuri un’adeguata produzione, e un’impostazione solidale, che assicuri un’equa distribuzione”, suggerisce Francesco, che cita ancora una volta il Catechismo della Chiesa cattolica: “L’uomo, usando dei beni creati, deve considerare le cose esteriori che legittimamente possiede, non solo come proprie, ma anche come comuni, nel senso che possano giovare non unicamente a lui, ma anche agli altri”.

“Nessuno è padrone assoluto dei beni, è un amministratore dei beni”. Sempre a braccio, Francesco spiega che “il possesso è una responsabilità – io sono ricco, questa è una responsabilità che tu hai – e ogni bene sottratto alla logica della Provvidenza di Dio è tradito nel suo senso più profondo”. “Ciò che possiedo veramente è ciò che so donare”, puntualizza il Papa rivelando la “misura” per valutare correttamente come ciascuno di noi riesce ad amministrare le ricchezze, se bene o male: “Se io posso donare, sono aperto, sono ricco, non solo in quello che io possiedo ma anche nella generosità, ho il dovere di darla perché tutti partecipino. Se non riesco a donare qualcosa è perché quella cosa mi possiede, ha potere su di me e ne sono schiavo”. In questa prospettiva, il possesso dei beni è “un’occasione per moltiplicarli con creatività e usarli con generosità, e così crescere nella carità e nella libertà”.

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