San Benedetto, Tunisino accoltellato, in rete c’è chi gioisce

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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Pochi giorni fa l’ultimo episodio di violenza in città: un tunisino è stato accoltellato in quello che i sambenedettesi amano chiamare “il pontino lungo”. Le indagini hanno appurato che probabilmente si è trattato di un regolamento di conti fra spacciatori e che la vittima non si doveva trovare in quel luogo, poiché aveva l’obbligo di dimora.

Il tema della sicurezza e quello della certezza della pena stanno a cuore all’opinione pubblica e proprio su questi temi si dibatte molto sui mezzi di comunicazione e in particolare sui social. Anche se si difende il sacrosanto diritto alla sicurezza, la discussione non dovrebbe mai degenerare in odio, come purtroppo è accaduto ancora una volta.

Non pochi utenti si sono lasciati sfuggire parole decisamente fuori le righe, commentando il fatto sulla pagina facebook di un’importante testata locale. A prevalere sono il sarcasmo e frasi slogan come “Che peccato”, “Come mi dispiace”, “Nn ci dormo”. C’è chi si rammarica domandandosi “Solo uno?” E chi si rallegra: “Uno in meno da campare…”. Non manca chi con dubbia ironia scrive: “Che reparto sta che lu vaije a trova’?”. Fino a poche ore fa appariva anche un post (opportunamente rimosso dalla testata) in cui un utente, così si esprimeva: “Finché i buonisti di sinistra continueranno a difendere queste scimmie tutto ciò sarà sempre la norma”. Il post, nel quale fra l’altro si spera in un ritorno degli immigrati nella giugla o nel deserto, luoghi secondo l’autore più idonei, ha ricevuto ottoMi piace”.

Si possono avere varie visioni sui temi dell’immigrazione e della pubblica sicurezza, ma in nessun caso si dovrebbe abbandonare la propria umanità. Si può essere più o meno propensi all’accoglienza, ma mai si dovrebbe gioire del male altrui, anche se la persona in questione non è proprio a posto davanti alla legge. Non solo perché tali espressioni potrebbero probabilmente essere penalmente perseguite (come espresso anche da un legale che abbiamo ascoltato n.d.r.), secondo quanto stabilito dalla cosiddetta “Legge Mancino”, ma soprattutto per una questione di umanità. La reazione da parte dell’opinione pubblica ci deve essere, ma non deve varcare certi limiti: in tal senso si era espresso qualche giorno fa il Vescovo Bresciani, commentando l’episodio della morte di Desirée (vedi QUI)

Tali fenomeni possono essere arginati solo attraverso la legalità, la cultura e la responsabilità personale. È necessario che le istituzioni dello Stato facciano di tutto affinché le pene siano certe e i malviventi siano assicurati alla giustizia. La comunità politica è tenuta a fare questo non solo perché è il suo dovere, ma anche perché questo aiuterebbe molto a sopire il desiderio di farsi giustizia da soli. Ma le leggi da sole non bastano: è necessario educare alla legalità e al rispetto dell’altro. Infine, è necessario che i singoli siano responsabili delle proprie azioni, anche quando seminano odio in rete.

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