Direttore Pompei: “Come vivere la morte”

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Di Pietro Pompei

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – In questi giorni in cui la Chiesa ci invita a venerare i Santi e a commemorare i Morti, i ricordi tornano ad affollare la nostra mente e con essi le tante cose che avremmo voluto ancora dirci e le tante che avremmo desiderato fare insieme. E riaffiorano i pressanti interrogativi sul mistero della morte.
Dove trovare una risposta? Lo scrittore Gibran, nel Profeta, dice:” Vorreste conoscere il segreto della morte. Ma come lo scoprirete se non cercandolo nel cuore della vita?”.
Ma bastano la scienza o la filosofia ad acquietare la nostra ansia?
Lo scrittore William Blake annuisce:” Nessun uccello si leva troppo in alto, se sale con le proprie ali”. Ecco allora sentiamo risuonare le parole:” Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me”. (Gv,14).
Dice Gesù è la Fede a darci un’esauriente spiegazione della morte. Aggiunge S.Paolo:” Ecco, io vi annunzio un mistero: non tutti, certo, moriremo, ma tutti saremo trasformati in un istante, in un batter d’occhio, al suono dell’ultima tromba”. (Corinzi,15). Grande è la nostra Speranza.
Ed il pensiero della morte deve spingerci a riscoprire l’altro ,sia nel momento del distacco sia nel cammino che ancora ci resta insieme. La morte ci ripropone la Carità:” Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi”. (Gv,17).

La vita che è alimentata dall’amore, torna ad interrogarci proprio nel distacco ed allora comprenderemo i dettagli della nostra esistenza, come ben esprime con i suoi versi padre Turoldo:
Ma quando da morte passerò alla vita,
sento già che dovrò darti ragione, Signore,
e come un punto sarà nella memoria
questo mare di giorni.
Allora avrò capito come belli
erano i salmi della sera;
e quanta rugiada spargevi
con delicate mani, la notte, nei prati,
non visto. Mi ricorderò del lichene
che un giorno avevi fatto nascere
sul muro diroccato del Convento,
e sarà come un albero immenso
a coprire le macerie. Allora
riudirò la dolcezza degli squilli mattutini
per cui tanta malinconia sentii
ad ogni incontro con la luce;
allora saprò la pazienza
con cui m’attendevi, a quanto
mi preparavi, con amore, alle nozze.

Il pianto della morte, ce lo portiamo dentro; non dobbiamo lasciarci condizionare:” Grande è la morte:/ Noi siamo suoi, suo è il nostro sorriso./ Credendoci giunti allo zenit della nostra vita/ osa piangere nel profondo di noi stessi”. Così si esprime il poeta Rainer Maria Rilke.

“E’ il pianto dell’atleta che soffre per raggiungere la meta:” … E che cos’è questo cessare di respirare se non liberare il respiro dalle sue incessanti maree, di modo che esso possa infine elevarsi ed espandersi e spaziare senza più intralci alla ricerca di Dio?”. Gibran, il Profeta.

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