Sorelle Clarisse: “Cosa chiedi a me per la tua vita? E’ una domanda con cui Gesù vuole metterci a nudo”

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DIOCESI – Lectio delle Sorelle Clarisse del monastero Santa Speranza in San Benedetto del Tronto.

Lungo la strada per uscire da Gerico incontriamo Gesù, i suoi discepoli, la folla. Su quella stessa strada c’è anche «…Bartimeo, che era cieco…» e «sedeva lungo la strada a mendicare».
Bartimeo è fermo ma, dentro di lui, c’è una forza che va oltre la disgrazia in cui è cresciuto e si è adattato. Non ha mai chiuso l’orecchio ed ora «sentendo che era Gesù Nazareno cominciò a gridare e a dire: “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me». C’è tanta confusione, tante persone che, probabilmente, sono meravigliate da Gesù e, come leggiamo in tante altre pagine del Vangelo, stupite si dicono: ma non viene da Nazareth? Non è il figlio del falegname? Ma suo padre e sua madre non sono Maria e Giuseppe?
Bartimeo, invece, grida la possibilità di un orizzonte e di una libertà più grandi, perché riconosce in Gesù quel Messia in grado di rimetterlo in piedi, quel Dio che sta passando nella marginalità della sua storia e lo può tirar fuori.
«Molti lo rimproveravano perché tacesse…»: è il tentativo di silenziare e far rimanere nascoste le nostre povertà, miserie, debolezze, quasi che davanti agli occhi del Signore debba esserci solo il meglio o il buono di noi.
«…ma egli gridava ancora più forte…»: Gesù ascolta questo grido, si ferma e lo manda a chiamare. E’ bello Bartimeo: non parla, grida; non si toglie il mantello, lo getta via; non si alza da terra, balza in piedi! La fede è questo, Qualcuno che ti moltiplica la vita, che ti fa esplodere di vita e ti mette in moto! Quest’uomo, infatti, va da Gesù orientandosi solo sulla sua Parola, senza vedere nulla ma seguendo l’eco della Parola pronunciata dal Maestro e ascoltata con fiducia.
«Che cosa vuoi che io faccia per te?». Torna ancora questa domanda, fatta domenica scorsa da Gesù a Giacomo e Giovanni, oggi a Bartimeo. Che cosa desideri da me? Cosa cerchi? Cosa chiedi a me per la tua vita? E’ una domanda con cui Gesù vuole metterci a nudo, vuole che tiriamo fuori ciò che portiamo nel cuore per farlo emergere anzitutto a noi stessi. E’ un Gesù che passa, come scrive l’autore della Lettera agli Ebrei, «…fra gli uomini e per gli uomini…».
«…che io veda di nuovo!»: chiediamo anche noi al Signore la grazia di vedere ben oltre la semplice visione con gli occhi, di vedere con il cuore, nella fede, affinché sappiamo riconoscere Dio che passa lungo la strada che è la nostra vita, affinché sappiamo metterci di fronte a Lui consapevoli del nostro bisogno. Solo così faremo l’esperienza che fu anche del popolo di Israele: «Erano partiti nel pianto, io li riporterò tra le consolazioni; li ricondurrò a fiumi ricchi d’acqua per una strada dritta in cui non inciamperanno, perché io sono un padre per Israele, Efraim è il mio primogenito».

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