Al Sinodo dei giovani si parla anche dei problemi della Chiesa in Russia

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Sarah Numico

“È molto interessante. Mi piace davvero tanto, anche se c’è un sacco di lavoro, perché dobbiamo partecipare alle assemblee plenarie sul documento di lavoro e poi il lavoro nei gruppi. Entrambe sono utili e noi uditori possiamo partecipare alle discussioni e le nostri opinioni sono molto importanti per i vescovi; ma in mezzo ci sono tanti altri incontri”. È Oksana Pimenova, giovane russa uditrice al Sinodo, che parla al Sir: entusiasmo puro illumina gli occhi. Nell’elenco figura come “segretaria del Comitato esecutivo degli Incontri giovanili nell’Arcidiocesi di Madre di Dio a Mosca”, ma Oskana svolge questo impegno su base volontaria, accanto a due lavori part-time che le danno da vivere. “L’atmosfera sta cambiando”, dice mentre il Sinodo sta giungendo al giro di boa: “All’inizio le persone avevano le proprie attese e si portavano addosso il contesto da cui arrivavano. Adesso si sta creando un’atmosfera di dialogo e di ascolto”. A colpirla particolarmente “l’onestà di alcune persone che hanno riconosciuto l’errore di non aver avuto chiara all’inizio l’immagine della realtà, hanno chiesto scusa per questo e hanno ringraziato per la partecipazione dei giovani; mi sono piaciuti gli interventi concreti, le tante indicazioni pratiche e le idee su come coinvolgere i giovani, farli partecipare, condividere le responsabilità; altri interventi invece presentano solo la realtà e i problemi del Paese, o c’è chi fa l’elenco del ‘bisogna, si deve’, che a me non piace affatto perché se non si propone niente di concreto, è solo un parlare a vuoto”. C’è qualche mancanza, assenza?

“Mancano le voci delle famiglie, dei genitori. È stato detto tante volte nelle discussioni in gruppo che parliamo dei giovani ma alle famiglie è lasciato un ruolo marginale, mentre invece hanno una parte importante nel discorso sui giovani. Penso anche che manchino i consacrati, sacerdoti, religiose giovani, che hanno problemi specifici che qui non emergono”.

“Apprezzo il fatto che qui possiamo esprimerci e dire le nostre opinioni. Quello che voglio portare a casa è quest’atmosfera, questa modalità e questo maggior coinvolgimento attivo dei giovani, il poter fare domande, esprimere le proprie opinioni anche se a volte possono essere critiche o non troppo piacevoli per chi le ascolta”. E un’analisi schietta: “Noi giovani russi non ci esprimiamo abbastanza e poche cose cambiano”. L’immagine della Chiesa cattolica in Russia è molto netta: “Abbiamo una Chiesa estremamente conservatrice, a motivo della prossimità della Chiesa ortodossa russa e per il tipo di sacerdoti e suore che lavorano in Russia”. Di fatto “nei processi decisionali e organizzativi partecipano preti e religiose, non i giovani e i laici; loro ci invitano a consumare ciò che pensano possa essere interessante per i giovani, che partecipano perché vogliono in tutti i modi esserne parte e coinvolti”, come è successo ad esempio all’incontro nazionale per i giovani che si è svolto nel luglio scorso sulle rive del lago Baikal. Sono importanti occasioni di incontro, però “non sono momenti abbastanza creativi e non aiutano effettivamente ad approfondire la fede dei giovani in Cristo perché non viene offerto ciò che i giovani vogliono, ma ciò che gli altri vogliono dare”. La situazione russa è particolarmente complessa, non solo perché dove ci sono i giovani “ci sono pochi spazi per loro nelle parrocchie” e per contro “nelle comunità più piccole e isolate i giovani sono pochi, quindi isolati”. Ma quelli che “hanno veramente voglia di fare qualcosa” ci sono e sarebbero anche formati per impegnarsi in settori come ad esempio la catechesi. Altri due problemi che Oksana evidenzia sono la

mancanza di “sacerdoti effettivamente disponibili ad accompagnare i giovani con la direzione spirituale” e una “visione ‘conservatrice’ dell’accompagnamento vocazionale”, visto solo in funzione delle tre alternative (sacerdozio, vita consacrata o matrimonio)”.

Un altro tratto della realtà russa sono “le famiglie ferite e spezzate: divorziati, genitori soli”, per cui i giovani cercano nella Chiesa anche una famiglia e del calore. Un’altra criticità ancora è la “comunicazione”, per cui “i laici sono spesso percepiti come una minaccia o come qualcuno che cerca di fare cose che non dovrebbe”.

Oksana è fiduciosa: “Penso che nella nostra diocesi qualcosa cambierà grazie all’atmosfera del Sinodo e da ciò che il nostro vescovo ha detto mi sembra pronto e desideroso a coinvolgere di più i giovani in diverse attività, ma anche nei processi decisionali”. Certo un coinvolgimento di volontari, perché “non abbiamo posti di lavoro stipendiati per i laici che lavorano nella Chiesa, anche se le cose stanno cambiando”.

Oksana parlerà nell’aula del Sinodo la prossima settimana, per raccontare “la situazione dei giovani in Russia, la realtà e poi farò qualche osservazione sulla terza parte, quella delle pratiche e degli strumenti concreti e proporrò qualche suggerimento e le mie attese”, ma non fa anticipazioni. “Se già il Sinodo stesso è un segno molto positivo di cambiamento, molto più importante di quanto sta avvenendo qui è quanto potrà continuare nei nostri contesti e Paesi: abbiamo problemi e attese diverse, ma vorrei che questo spirito di dialogo e di ascolto dei giovani continuasse, coinvolgendo anche le famiglie e in generale i laici”.

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