Sorelle Clarisse: “Sta a noi cercare Dio e amarlo nei volti dell’uomo e sulle strade del mondo”

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DIOCESI – Lectio delle Sorelle Clarisse del monastero Santa Speranza in San Benedetto del Tronto.

C’è un percorso lungo il quale la Parola di questa domenica desidera accompagnarci. Un percorso che parte dalla richiesta di Giacomo e Giovanni a Gesù, «concedici di sedere nella tua gloria, uno alla tua destra ed uno alla tua sinistra», per arrivare all’affermazione dell’autore della Lettera agli Ebrei, «accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia per ricevere misericordia e trovare grazia…».
Due rive, due “troni”, e dall’una all’altra parte ci traghetta proprio quel Gesù “Parola vivente”, «sommo sacerdote grande, che è passato attraverso i cieli».
Proviamo ad incamminarci…
C’è una dimensione, quella del successo, che abita naturalmente l’uomo, e i due discepoli, Giacomo e Giovanni, ne sono testimoni. Più volte Gesù ha annunciato e parlato della sua Passione, ma i suoi sembrano non capire. D’altro canto si cammina facilmente accanto al Cristo che parla alle folle, compie miracoli, un Cristo che affascina. Ci si sente orgogliosi e quasi insuperbiti a far parte dei più intimi di questo Dio grande e potente, un Dio di cui si vuole condividere la gloria, condividere la posizione di successo e di autorità.
Ma…cosa ha fatto Gesù? Lo abbiamo letto nella Lettera agli Ebrei, da cui è tratta la seconda lettura: «…è passato attraverso i cieli…». C’è un Dio che ha “lasciato” il trono accanto al quale Giacomo e Giovanni hanno chiesto di prendere dimora ed è venuto a «prendere parte alle nostre debolezze».
Ma…che Dio è questo? Noi vogliamo tirarci fuori da debolezze, limiti e Dio, invece di aiutarci ad annientarle, ci viene addirittura in mezzo con noi? A cosa “serve” un Dio che si fa come me?
E’ bello, invece, il nostro Dio perché non teme, anzi, desidera buttarsi a capofitto nella nostra umanità, ne fa la sua stessa carne! E questo per dirci che è proprio attraverso questa carne, e tutto ciò che questa carne comporta, che noi possiamo avere e dare vita! Proprio come ha fatto Lui!
Il profeta Isaia, nella prima lettura, scrive così: «Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo…». Ma come può vedere una discendenza chi si offre in sacrificio? Come si può prolungare i propri giorni attraverso la morte?
Questo accade quando la vita non è spesa alla ricerca di un posto, di uno status, quando la vita non la combattiamo per poterne scampare, o poterla vincere, ma quando riusciamo a “passare in mezzo” e non circumnavigare fatiche, limiti, buio e farne strada di accesso a quella storia che il Signore vuole costruire con noi; questo accade quando facciamo della nostra vita, come Cristo, un sacrificio: non umiliazione, non frustrazione, non perdita di dignità ma una vita “bruciata”, donata, la cui offerta è segno visibile della misericordia e della grazia di Dio.
Questa è la gloria di Cristo, questa è la gloria per noi cristiani: non riconoscimenti mondani, non posizioni o posti di successo, ma il servizio dei fratelli e delle sorelle.
Sta a noi, quindi, cercare Dio non al di sopra dei cieli, perché da lì Lui è sceso quaggiù.
Sta a noi cercarlo e amarlo nei volti dell’uomo e sulle strade del mondo: non in mezzo alle nuvole, distante da noi, ma in basso, il più vicino possibile alla nostra piccolezza.
E’ questa l’unica possibilità per essere, come Lui, amore disarmato, gratuito e totale!

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