Quota100 per andare in pensione, operazione popolare e costosa

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Paolo Zucca

Sono caduti dei governi per i tagli alle pensioni, perché dovrebbe avere problemi un esecutivo che anticipa i tempi di uscita? A un primo esame la decisione di affidare al “totale100” (età+contributi) il meccanismo di fruizione della pensione principale può solo rafforzare il Governo. Che eliminerebbe l’impopolare Riforma Fornero contestata per aver alzato a sorpresa l’asticella ai 65-67 anni.
Gli ultimi anni di vita in azienda non sono probabilmente i migliori per i lavoratori e per l’azienda, soprattutto in una forte fase di evoluzione delle tecnologie. Gli organigrammi restano cristallizzati e comunque negli uffici il ricambio è lento. Un lavoratore anziano può dare molta esperienza, è però meno disponibile a quella formazione continua di cui le aziende dinamiche hanno bisogno.

Nei grandi numeri con un giovane al lavoro per ogni uscita di un 60enne – nell’ipotesi più ottimistica – si metterebbero in moto centinaia di migliaia di posti. Con un’economia forte e un debito pubblico basso l’operazione sarebbe ineccepibile.

L’economia Italiana invece è debole, lo Stato ha un debito alto. La solidarietà intergenerazionale che guiderebbe il ricambio a quota 100 va utilizzata per non creare altro debito pubblico, tutto sulle spalle delle generazioni future. Quanto nuovo debito si andrebbe a creare? Le misure sulle pensioni ipotizzate dal governo, cioè quota 100, opzione donna, conferma dell’Ape (anticipo pensionistico) sociale e lo stop dell’adeguamento dell’età pensionabile all’aumento delle aspettative di vita avrebbero un impatto di circa “140 miliardi in più di spesa nei primi dieci anni” secondo Tito Boeri, il presidente dell’Inps già in rotta di collisione con il nuovo Governo. In particolare “nel primo anno ci sarebbe una maggiore spesa di 7 miliardi, che salirebbe a 11,5 miliardi nel 2020 e a 17 miliardi nel 2021 e così via. Le casse dell’Inps entrerebbero in squilibrio”.
Sono dimensioni di spesa non recuperabili con i tagli alle pensioni d’oro e le nuove contribuzioni dei giovani lavoratori che entrerebbero in circolo come occupati stabili.

Il dramma italiano diventa sempre più evidente: misure in linea di principio corrette diventano letali per chi verrà dopo, troppo debito – vecchio e nuovo – da ripagare costringerà altri governi e altre generazioni a non poter scegliere liberamente.

Chi guarda all’Italia per verificarne la solvibilità (cioè la capacità di ripagare il debito) potrebbe trovare nel nuovo meccanismo pensionistico ulteriori preoccupazioni. Due grandi agenzie di rating, Fitch e Moody’s, si pronunceranno nell’ultimo venerdì del mese e dovranno rendere pubblica una valutazione della sostenibilità economica della legge di bilancio che dovrà essere approvata in Parlamento. A quel punto la nuova maggioranza dovrà contrastare il rischio, completamente opposto ai tagli del passato, di andare in crisi per una riforma delle pensioni troppo generosa.

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