Le Chiese dedicate alla Madonna nella diocesi Truentina

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L’archivista Parrocchiale, Archivio Storico Micaelico Montelparo
Letizia Ferracuti

DIOCESI – Correva l’anno 1987 e sull’Avvenire usciva un articolo di Pietro Cocci sull’anno Mariano indetto dall’infaticabile Papa Wojtyla, oggi Santo. In questa occasione il Santo Padre pose al sua attenzione, a presa diretta, sui santuari dedicati alla Vergine e non ha caso che il Preside Cocci scrisse un articolo il 26 aprile 1987 dal titolo: “Sono quarantasei le chiese dedicate alla Madonna”, riferendosi a quelle della Diocesi truentina.
Cocci scrive :” […] vogliamo evidenziare lo spessore di amore e devozione del nostro popolo cristiano che si evidenzia attraverso la costruzione di innumerevoli luoghi di culto con una iconografia mariana […]”.
Nella Diocesi Truentina si contavano 46 luoghi dedicati al culto mariano cappelle votive, chiese rurali e chiese parrocchiali. Serafino Prete ci racconta che nel comitato fermano, in area geografica contraddistinta dalla presenza dei monaci benedettini farfensi, sono individuabili due gruppi onomastici principali, uno intitolato a San Michele Arcangelo e l’altro a Santa Maria. A quest’ultima dedicazione è collegata la primaria devozione dei monaci farfensi. Non ha caso l’abbazia reatina, da dove parte della nostra storia alto medievale ebbe origine, è intitolata a Santa Maria di Fara.
Cocci nel suo articolo individua e scrive la storia di quattro chiese della Diocesi di San Benedetto Ripatransone Montalto: Santa Maria della Petrella di Ripatransone, Santa Maria in Casalicchio di Montemonaco, Santa Maria delle Grazie di Monteprandone e Santa Maria delle Grazie di Sant’Egidio alla Vibrata.
Di queste quattro vorrei descrivere le ultime due.
Il Santuario di Santa Maria delle Grazie a Monteprandone è francescano e attiguo al convento dei frati minori. Fu eretto nel 1449 per interessamento dello stesso Giacomo della Marca. Alla chiesa è legata una immagine della Vergine detta della Madonna delle Grazie che lo stesso Giacomo donò a Monteprandone. La sacra icona è un’ esempio, mirabile, di terracotta policroma toscana in area ascolana. Il quadretto della Vergine fu donato dal Cardinale Francesco della Rovere nel 1468 o 1469 a San Giacomo che da Roma lo lasciò al convento del suo paese. Questa Madonna delle Grazie, famosa per i molti miracoli, fino al 1826 è stata sull’altare maggiore della chiesa, mentre, ad oggi si trova in una cappella costruita nel 1953. Una sua riproduzione in maiolica fu donata dal Priore Mos. Pierino Vallorani alla parrocchia di san Michele Arcangelo di Montelparo, credo in occasione di un pellegrinaggio parrocchiale al Santuario proprio nel 1987, ma di questo non si ha memoria scritta ma comunque rimane la testimonianza del manufatto.
Santa Maria delle Grazie a Sant’Egidio alla Vibrata è testimonianza geografica e culturale degli antichi e odierni confini della Diocesi truentina. Il santuario sorge su un crocevia di strade due in particolare, passaggio obbligatorio per coloro i quali si dirigono verso Ascoli Piceno o verso Civitella del Tronto. Questo in luce degli ultimi studi emidiani condotti dal filologo e storico Laudadio, mi fa pesare che la chiesa eretta, con elemosine, nel 1845, fu edificata su una chiesetta rurale extraubana o cappellina votiva già esistente di solito edifiocate dopo un evento prodigioso. L’architettura ottocentesca del santuario egidiano presenta similitudini architettoniche con la chiesa di San Pietro Apostolo in contrada Aso a Montalto delle Marche. Questo mi fa presupporre che lo stesso architetto progettò entrambe le chiese, ma per ora non si hanno notizie certe.

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