Sinodo 2018: “fare della parrocchia la casa dei giovani”

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M.Michela Nicolais

“Fare della parrocchia la casa dei giovani”. È una delle proposte emerse dai padri sinodali, secondo quanto ha riferito Paolo Ruffini, prefetto del Dicastero per la comunicazione della Santa Sede, durante la conferenza stampa a chiusura della seconda settimana del Sinodo dei vescovi sui giovani.

Paolo Ruffini (Foto Siciliani-Gennari/SIR)

“Le parrocchie non bastano più ai giovani, che sono abituati alla connettività senza confini”, ha detto Ruffini riferendo del dibattito ai giornalisti: “Creare una rete di parrocchie in tutto il mondo”, una delle “buone pratiche” suggerite nell’ambito della pastorale giovanile: con i giovani – secondo i 267 padri sinodali riuniti in Vaticano fino al 28 ottobre – occorre “recuperare un rapporto personale”, tenendo conto nello stesso tempo del fatto che “la società digitale chiede alla Chiesa di stare nelle reti sociali in modo efficace, per raggiungere ogni periferia”. Tra le altre proposte, quella di valorizzare le Giornate mondiali della gioventù, ma anche l’ordinarietà del vissuto pastorale, utilizzando ad esempio “il volontariato internazionale come ponte” tra questi due versanti della realtà abitata dai giovani.

Pellegrinaggio sulla Via Francigena. Il 25 ottobre, ha annunciato Ruffini, i padri sinodali compiranno un pellegrinaggio lungo l’ultimo tratto della Via Francigena. Il percorso del pellegrinaggio, promosso dal Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, si snoderà lungo i 6 chilometri che separano il Parco di Monte Mario da piazza San Pietro, punto di arrivo del pellegrinaggio, che si concluderà con una celebrazione eucaristica sulla tomba di Pietro.

Card. Peter Kodwo Appiah Turkson (Foto Siciliani-Gennari/SIR)

La vita come vocazione. Quanto spazio ha occupato la questione della vocazione dei giovani al sacerdozio durante i lavori sinodali? Il card. Peter Kodwo Appiah Turkson, prefetto del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, risponde riferendo di come, nel suo Circolo minore, si sia cercato di

“allargare il concetto di vocazione, per applicarlo oltre che al sacerdozio anche alle altre dimensioni della vita, come la vocazione all’impresa o alla politica”,

partendo dalla capacità “di riconoscere la vita come vocazione e di misurarsi continuamente con la volontà di Dio”.

Suor María Luisa Berzosa González (Foto Siciliani-Gennari/SIR)

Includere le donne . Ad una domanda sulla presenza delle donne al Sinodo risponde suor María Luisa Berzosa González, direttrice di “Fe y alegría” e responsabile di una scuola cattolica e di educazione popolare in Spagna. “Se nella Chiesa non c’è una porta spalancata ma c’è una fessura, io mi infilo come donna”, afferma auspicando “più inclusione” nella Chiesa, affinché quest’ultima “sia più presente come popolo di Dio e non solo come gerarchia”.

Card. Louis Raphaël I Sako (Foto Siciliani-Gennari/SIR)

Usare un linguaggio nuovo. “Cercare un linguaggio comprensibile per parlare con loro”. È questa, per il card. Louis Raphaël I Sako, patriarca di Babilonia dei Caldei e capo del Sinodo della Chiesa caldea in Iraq, la “novità” del Sinodo dei vescovi sui giovani. “Siamo abituati ad un linguaggio tradizionale, che oggi non parla”, l’analisi del cardinale alla sua quarta partecipazione a un’assemblea sinodale:

“Oggi bisogna trovare un altro linguaggio. La Chiesa è uscita dal palazzo, è molto vicina e solidale con il mondo”.

“Questo Sinodo ci aiuterà a cambiare la nostra pastorale”, la previsione di Sako.

Mons. Jaime Spengler (Foto Siciliani-Gennari/SIR)

I nuovi “crocifissi”. “Si uccide più in Brasile che nella guerra in Siria”. A lanciare la provocazione è mons. Jaime Spengler, arcivescovo di Porto Alegre, in Brasile. Al Sinodo, secondo il presule, “si è parlato molto di migrazioni, della mancanza di opportunità e di lavoro per i giovani in tante parti del mondo, ma non fino in fondo della questione della droga, che fa parte della vita di tanti giovani e famiglie”. In Brasile, denuncia Spengler, “la droga è una realtà crudele, che miete vittime soprattutto tra i giovani. Alcuni settori della società e della politica vorrebbero la liberalizzazione, almeno di alcuni tipi di droghe. Si promuove la dipendenza e la società non si impegna per curare queste persone”.

“I drogati sono i crocifissi di oggi che la società ha difficoltà di guardare”,

scandisce il vescovo, sottolineando che in Brasile “la Chiesa fa un lavoro straordinario per cercare di aiutare questi giovani e di creare per loro uno spazio di speranza dove possano fare la strada del ritorno”. “In Brasile i grandi spacciatori sono portatori di morte”, racconta il vescovo: “È difficile trovare una famiglia che non abbia questa sfida in casa. Ogni sabato e domenica è una carneficina nelle periferie delle grandi città”.

Primo: accompagnare. Né “guru”, né manipolatori. È l’identikit dei formatori dei giovani, così come emerge dalle relazioni dei 14 Circoli minori sulla seconda parte dell’Instrumentum laboris, in cui il tema dell’accompagnamento risulta traversale. Di qui l’importanza della coscienza, “ingrediente indispensabile di ogni atto di discernimento vocazionale”. “L’accompagnamento di un gruppo o di una persona, che sia ministro ordinato, religioso o laico, non si improvvisa”, il monito dei padri, che hanno sottolineato “l’importanza del rispetto della libertà, che nelle nostre pratiche vocazionali non viene sufficientemente considerato con il rischio di colludere con le fragilità dei candidati a scapito dell’autenticità delle scelte”. Tra le altre richieste di cui tener conto nel documento finale, la necessità dell’accompagnamento per le coppie non solo nella preparazione, ma anche nei primi anni di matrimonio, e una maggiore attenzione ai “single” e agli omosessuali.

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