Gli adulti e i bambini del mondo, compresi quelli di Riace e Lodi

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Di Paolo Bustaffa

“I bambini hanno il sacrosanto diritto di volere un mondo buono. E hanno anche il diritto di chiederci che cosa facciamo di concreto per fare un passo in avanti. È azzardato concludere che la lettura di queste testimonianze infantili aumenta fino allo spasimo il sentimento delle nostre responsabilità”. Così scriveva lo psicologo Antonio Miotto nell’introduzione a “Lettere dal domani” (Sei – 1973), una raccolta di scritti di bambini curata da Romano Battaglia.
Nel libro alcuni piccoli di diversi angoli del mondo raccontano le situazioni di sofferenza fisica e psicologica in cui si trovano ed esprimono i loro sogni, le loro speranze in un futuro migliore. Le cause del dolore innocente narrato sono la guerra, la povertà, l’incomprensione familiare, il rifiuto sociale.
I bambini non si ergono a giudici degli adulti ma il loro silenzio e il loro non scritto esprimono un giudizio amareggiato e severo.
Attraverso “Lettere dal domani” i riflessi sui piccoli delle misure prese a Riace e alla scuola di Lodi, come in altri luoghi, hanno fatto tornare alla mente la saggezza dei bambini, la loro capacità di coniugare il dolore e la speranza, la tristezza e il sorriso.
Ad altre sedi il compito della valutazione culturale e politica dei fatti recenti ma è qui impossibile non ascoltare la voce dei bambini, è impossibile non vedere i loro occhi.
È il momento di vedere i volti dei piccoli che vengono allontanati e i volti dei piccoli che rimangono.
Quale messaggio il mondo adulto sta trasmettendo a questi bambini che diventeranno grandi dopo aver attraversato un’esperienza di dolore che non sarà facilmente dimenticata?
Con quale sguardo i piccoli si soffermeranno domani, divenuti giovani e adulti, su coloro che li hanno considerati più individui anonimi da mettere in regola che persone da accompagnare nella vita?
Quale cultura della pace e quale cultura della giustizia potranno nascere da storie dominate più dall’ideologia che dalla ragione?
Come gli adulti possono oggi parlare, anche in pubblico, dei propri figli dimenticando che i figli degli altri hanno la stessa dignità, gli stessi diritti, lo stesso immenso valore?
Sono domande che stanno ai bordi del dibattito politico ma che bussano con insistenza alla porta della coscienza.
Sono domande che la storia farà riemergere rivolgendole a quanti non hanno saputo o non hanno voluto mettere in sintonia la geometria della legalità con lo spirto della giustizia?
Non si cancella, purtroppo, la sofferenza ma tante ipocrisie cadranno quando prenderanno la parola coloro che oggi bambini saranno domani giovani e adulti.

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