Famiglia, una diversità riconciliata

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Giovanni M. Capetta

La capacità di dialogare come fulcro della vita di relazione, non solo di coppia, è tema a cui il Papa – in questo quarto capitolo dell’Amoris Laetitia che continuiamo a leggere – dedica un’attenzione tutta particolare. “Sviluppare l’abitudine di dare importanza reale all’altro” (AL 138) è un principio antropologico fondamentale che precede la dimensione di fede e che ci vede tutti coinvolti, a prescindere dalle nostre appartenenze religiose. Riconoscere che ciascuno ha diritto di esistere, pensare autonomamente ed essere felice: può apparire scontato ma non lo è, ed è la base su cui costruire relazioni autentiche. Avere come punto saldo il valore e i diritti dell’altra persona, che sono inalienabili e che valgono sempre, ci può spingere – questo anche nella relazione di coppia – “a riconoscere la verità dell’altro, l’importanza delle sue più profonde preoccupazioni e il sottofondo di quello che dice, anche dietro parole aggressive”. È necessario riuscire a mettersi davvero nei panni dell’altro, “individuare quello che lo appassiona e prendere quella passione come punto di partenza per approfondire il dialogo” (AL 138).
Il Papa chiede di non rinchiudersi con ossessione su poche idee, ma di avere la flessibilità per cambiare, se necessario, le proprie opinioni. Com’è bello quando dal confronto onesto e affettuoso fra i coniugi, da due posizioni se ne raggiunge una terza! Quella che il Papa chiama “diversità riconciliata”, cioè una sintesi virtuosa che non è uniformità, ma unità nella diversità. Bisogna, infatti, “liberarsi dall’obbligo di essere uguali”, quanto piuttosto apprendere l’arte di esprimere ciò che si sente senza ferire, utilizzando un modo di parlare non aggressivo ed evitando “un linguaggio moralizzante che cerchi solo di aggredire, ironizzare, incolpare, ferire” (AL 139). Se dovessimo fare un censimento delle discussioni di coppia ci accorgeremmo che moltissime non sono per questioni gravi, ma per piccole cose, e ciò che crea divisione e dolore sono il modo e il linguaggio con cui i coniugi, quasi come dei pugili, hanno affrontato il ring dello scambio-scontro di opinioni. L’attenzione per l’altro dovrebbe portare, anche in questi casi, a gesti e dimostrazioni d’affetto che facciano tornare alla certezza dell’amore di partenza e al valore reciproco della persona, a prescindere da chi abbia ragione in quella singola occasione. Un allenamento, dunque, quello del confronto e del dialogo, che non finisce mai, quasi una formazione permanente che dovrebbe avvalersi anche di un’alimentazione specifica. “Perché il dialogo sia proficuo bisogna avere qualcosa da dire”. Lettura, riflessione personale, preghiera, apertura alla società, tutto questo gli sposi sanno che è ricchezza alla loro portata e la devono tener viva anche con la generosità dello scambio reciproco e della trasmissione delle esperienze individualmente vissute. Quello che conta è non chiudersi, vivere la casa della propria famiglia con le finestre sempre aperte sul mondo.

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