Papa Francesco: a Santa Marta, cristianesimo non è “abitudine sociale”, no a “ipocrisia dei giusti”

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Print this page

Noi, che siamo nati in una società cristiana, rischiamo di vivere il cristianesimo “come un’abitudine sociale”, formalmente, con “l’ipocrisia dei giusti”, che hanno “paura di lasciarsi amare”. E finita la Messa lasciamo Gesù in Chiesa, “non torna con noi a casa”, nella vita quotidiana. Lo ha detto il Papa, nell’omelia della Messa celebrata oggi a Santa Marta. “Siamo cristiani, ma viviamo come pagani”, il monito di Francesco, che ha invitato tutti ad un esame di coscienza, secondo quanto riferisce Vatican News. Gesù “è addolorato per essere respinto”, ha spiegato Francesco sulla scorta del Vangelo, mentre città pagane come Tiro e Sidone, vedendo i suoi miracoli “di sicuro avrebbero creduto”. E piange, “perché questa gente non era stata capace di amare”, mentre Lui “voleva arrivare a tutti i cuori, con un messaggio che non era un messaggio dittatoriale, ma era un messaggio d’amore”. Al posto degli abitanti delle tre città, mettiamo noi, mettiamo me, l’invito del Papa: “Io che ho ricevuto tanto dal Signore, sono nato in una società cristiana, ho conosciuto Gesù Cristo, ho conosciuto la salvezza”, sono stato educato alla fede. E con molta facilità mi dimentico di Gesù. Poi invece “sentiamo notizie di altra gente che subito ascolta l’annuncio di Gesù, si converte e lo segue”. Ma noi, commenta il Pontefice, siamo “abituati”. “E quest’abitudine ci fa male, perché riduciamo il Vangelo a un fatto sociale, sociologico, e non a un rapporto personale con Gesù”, ha commentato Francesco: “Gesù parla a me, parla a te, parla a ognuno di noi. La predica di Gesù è per ognuno di noi. Come mai quei pagani che, appena sentono la predica di Gesù, vanno con lui, e io che sono nato, sono nata, qui, in una società cristiana, mi abituo, e il cristianesimo è come fosse un’abitudine sociale, una veste che ho indosso e poi la lascio? E Gesù piange, su ognuno di noi quando noi viviamo il cristianesimo formalmente, non realmente”.
Se facciamo così, ha chiarito il Papa, siamo un po’ ipocriti, con l’ipocrisia dei giusti: “C’è l’ipocrisia dei peccatori, ma l’ipocrisia dei giusti è la paura all’amore di Gesù, la paura di lasciarsi amare. E in realtà, quando noi facciamo questo, cerchiamo di gestire noi il rapporto con Gesù. ‘Sì, io vado alla Messa ma tu fermati nella Chiesa che io poi vado a casa’. E Gesù non torna con noi a casa: nella famiglia, nell’educazione dei figli, nella scuola, nel quartiere…”.  Così Gesù rimane là in Chiesa, ha denunciato Francesco: “O rimane nel crocifisso o l’immaginetta”. “Oggi – la proposta – può essere per noi una giornata di esame di coscienza, con questo ritornello: ‘Guai a te, guai a te’, perché ti ho dato tanto, ho dato me stesso, ti ho scelto per essere cristiano, essere cristiana, e tu preferisci una vita a metà e metà, una vita superficiale: un po’ sì di cristianesimo e acqua benedetta ma niente di più. In realtà, quando si vive questa ipocrisia cristiana, quello che noi facciamo è cacciare via Gesù dal nostro cuore. Facciamo finta di averlo, ma lo abbiamo cacciato via. ‘Siamo cristiani, fieri di essere cristiani’, ma viviamo come pagani”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *