Le istituzioni devono agire per garantire e supportare la “libera stampa”

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Stefano De Martis

L’insofferenza del potere politico nei confronti della “libera stampa” – per usare una pregnante espressione di Sergio Mattarella che “ricomprende, ovviamente, anche l’informazione, radio, tv e digitale” – non è certo una novità di questi ultimi tempi, né tantomeno una specificità italiana. In una certa misura si potrebbe sostenere, anzi, che quando questa insofferenza rimane nei limiti di una dialettica rispettosa dei ruoli può essere persino interpretata come un sintomo di vitalità democratica: se il potere politico si sente punto sul vivo, vuol dire che la “libera stampa” sta svolgendo bene il suo compito ed è nelle condizioni di poterlo svolgere. Non è un caso che, nel discorso ai giornalisti parlamentari nella cosiddetta “cerimonia del ventaglio”, il 26 luglio dello scorso anno, il Presidente della Repubblica abbia parlato della libertà di stampa in termini di “termometro della democrazia”. E quest’anno, nell’analogo incontro con i “parlamentaristi”, sempre a fine luglio, ha sottolineato ancora una volta con forza “l’importanza primaria della libertà di informazione, ricordando che l’art. 21 della Costituzione “garantisce con sobria efficacia, determinata, questo diritto che fornisce sostanza alla democrazia dei moderni”. Nonostante il recente intervento, qualche giorno fa il Capo dello Stato è voluto tornare sul tema, cogliendo l’occasione di un messaggio a due storiche testate meridionali impegnate in un’operazione di rilancio (la Gazzetta del Sud e il Giornale di Sicilia). Evidentemente al Quirinale è parso che il “termometro della democrazia” avesse cominciato a registrare temperature non fisiologiche e che fosse quindi necessario un ulteriore e ancor più concreto e stringente richiamo ai valori fondamentali, quelli che dovrebbero impegnare tutti al di là delle mutevoli maggioranze elettorali. “L’incondizionata libertà di stampa costituisce elemento portante e fondamentale della democrazia – ha affermato Mattarella – e non può essere oggetto di insidie volte a fiaccarne la piena autonomia e a ridurre il ruolo del giornalismo”. E ancora: “Una stampa credibile, sgombra da condizionamenti di poteri pubblici e privati, società editrici capaci di sostenere lo sforzo dell’innovazione e dell’allargamento della fruizione dei contenuti giornalistici attraverso i nuovi mezzi, sono strumenti importanti a tutela della democrazia. Questa consapevolezza deve saper guidare l’azione delle istituzioni”. Giornalisti ed editori devono fare la loro parte, insomma, ma le istituzioni devono agire per garantire e supportare la “libera stampa”, non per tagliarle le gambe sul piano normativo ed economico. “Il pluralismo e la libertà delle opinioni sono condizioni imprescindibili per la democrazia”, ha ribadito il Presidente, e la loro salvaguardia non è impresa di parte ma compito di tutti, a tutti i livelli. Tornano alla mente le parole che Mattarella consegnò ai settimanali della Fisc nell’intervista per il 50° di fondazione: “La Repubblica siamo noi. Non può esserci conflitto politico che ce lo faccia dimenticare. La Repubblica è affidata al nostro comune impegno. Confido anche sul contributo della stampa che trova nella radice dell’informazione locale una propria preziosa ragion d’essere, per sollecitare questa consapevolezza”.

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