In diminuzione matrimoni civili e religiosi

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Giovanni M. Capetta

Un cinico adagio recita che “il matrimonio è la tomba dell’amore” e anche senza appiattirsi su questa triste prospettiva, il numero sempre in diminuzione di matrimoni sia civili sia religiosi fa desumere che siano in molti quelli che credono che l’istituzione matrimoniale limiti o imbrigli il loro amore. Il Papa è perentorio nel contraddire questo pensiero negativo: la gioia dell’amore, di cui ha a lungo parlato, trova coronamento attraverso un consenso esterno. Prendersi determinati impegni manifesta la rilevanza della decisione presa, “indica un superamento dell’individualismo adolescenziale, ed esprime la ferma decisione di appartenersi l’un l’altro. Sposarsi è un modo di esprimere che realmente si è abbandonato il nido materno per tessere altri legami forti e assumere una nuova responsabilità di fronte ad un’altra persona” (AL 131). Nel “lasciare suo padre e suo madre” i futuri sposi dicono al mondo che hanno raggiunto l’età adulta, si separano dalla schiera di quelli che alcuni hanno chiamato “bamboccioni”, o comunque da tutti coloro che, pur potendo, non lasciano l’abitazione dei genitori per non rinunciare alle comodità che sono appunto di un’altra stagione della vita. Non si tratta, certo, di demonizzare tutti quei giovani fidanzati che, pur desiderandolo, non riescono ad ottenere le condizioni materiali essenziali per mettere su famiglia. Questa è un’emergenza che è o dovrebbe essere al centro delle politiche sociali del nostro Paese, così come quella del calo demografico, ma il discorso del Papa valorizza il matrimonio in quanto tale, come “protezione e strumento per l’impegno reciproco, per la maturazione dell’amore”. Un cardine che rimane saldo, nonostante il passare delle mode, il matrimonio è radicato nella natura umana e prende forza dal suo carattere sociale. Il vincolo matrimoniale implica una serie di obblighi, ma questi derivano dall’amore stesso che quando è maturo è generoso e capace di rischiare il futuro. Rendere pubblici questi “doveri matrimoniali” e dire pubblicamente che si scommette su quella relazione con un desiderio di infinito ha una forte rilevanza sociale perché edifica in senso spirituale e materiale la comunità in cui si innesta. Una coppia di giovani sposi sono di per sé promessa di avvenire.
Il Papa incoraggia i futuri sposi a prendere la decisione con tutta la ponderazione necessaria, ma anche senza rimandare indefinitamente. “Il rifiuto di assumere tale impegno è egoistico, interessato, meschino, non riesce a riconoscere i diritti dell’altro e non arriva mai a presentarlo alla società come degno di essere amato incondizionatamente” (AL 132) In sostanza sposarsi è dire al mondo il proprio amore e lasciare che esso non resti chiuso nel vincolo della coppia ma allarghi il suo cerchio di bene su tutti quelli che ne possono beneficiare. Come una fiamma che accende una candela o una lanterna e così fa una luce maggiore e resiste a venti più forti, l’amore ha bisogno di manifestarsi, il matrimonio è la forma che rende il nostro “sì” capace di essere fedele nel tempo.

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